domenica 5 gennaio 2020

Il "Saggio" del mese - Gennaio 2020


Il “Saggio” del mese

 GENNAIO 2020

E’ buona regola avere una certa dose di diffidenza verso le definizioni che ambiscono a sintetizzare il carattere, ritenuto fondamentale, di una fase storica piuttosto che di un processo economico o sociale. Troppe, troppo complesse e troppo condizionate da contesti specifici, sono le variabili che sempre formano questi fenomeni. E’ pur vero, al tempo stesso, che queste definizioni, quando riescono a superare l’esame del tempo, acquistano una valenza ed una efficacia durature in grado di “etichettare” l’oggetto preso in esame. Sarà quindi il tempo, ed il dibattito che sarà stata in grado di suscitare, a stabilire se abbia centrato il suo obiettivo la definizione di “società signorile di massa”, usata da Luca Ricolfi (sociologo, politologo, professore ordinario di Analisi dei dati presso l’Università degli Studi di Torino). per la società italiana, così come si è venuta a delineare dagli anni Sessanta ai nostri giorni,. Quello che però di più interessa in questa sede, la vera ragione per la scelta del saggio di Ricolfi, è conoscere e valutare i dati analitici che lo hanno indotto a ricorrere a tale definizione. Ci sono sembrati dati che compongono una interessante fotografia sulla quale riflettere, tenendo nella giusta considerazione la competenza professionale di analisi dei dati, in ispecie in campo sociologico, che Ricolfi indubbiamente possiede ed al tempo stesso le controversie, i dubbi, che molto spesso, specie a sinistra, hanno suscitato le sue prese di posizione non di rado cariche di un eccesso polemico verso quello da lui giudicato  essere il pensiero “mainstream” di sinistra. 
"La società signorile di massa!"  - di Luca Ricolfi - Ed."La nave di Teseo"  2019 - pag.261
L’antefatto che spiega la ragione per la quale Ricolfi sia stato indotto ad una definizione quantomeno “provocatoria” sta nella difficoltà, per l’opinione pubblica diffusa e per gli stessi studiosi, di conciliare due letture antagoniste della società italiana: da una parte la cruda realtà, basata su dati e statistiche inoppugnabili, di una economia in costante crisi se non di  declino, di una società segnata da fasce consistenti di povertà e da una continua accentuazione delle disuguaglianze economiche, e dall’altra la percezione, altrettanto diffusa ed difficilmente negabile, di un persistente livello di consumi e di comportamenti generali propri di una società “del benessere”……… si dovrebbe concludere, in modo salomonico, che l’Italia è un paese felice e ricco, in cui tuttavia permangono sacche di povertà e diseguaglianze che alcuni enfatizzano ed altri ignorano …… Una più attenta ed approfondita lettura di alcuni dati fondamentali impone però, a suo avviso, una diversa conclusione: che non si tratti cioè del semplice permanere di alcune imperfezioni in un quadro ancora ottimistico, ma che in Italia si sia progressivamente costruita una diretta relazione fra povertà e ricchezza, con la prima ad alimentare la seconda, ovvero la seconda ad accentuare la prima. Una società quindi ancora opulenta nonostante una economia in (irreversibile?) declino ma in cui ……. i cittadini che accedono al surplus senza lavorare sono più  numerosi dei cittadini che lavorano …… E’ soprattutto quest’ultimo aspetto che consente a Ricolfi il ricorso alla definizione di “società signorile di massa”. La società signorile del passato, quella “classica”, definiva una situazione in cui alcuni gruppi sociali, nobili, guerrieri e clero, si appropriavano di una quota rilevantissima del reddito economico prodotto dal resto della popolazione alla quale restavano ben poche briciole. Si trattava però dell’ingiusto rapporto fra una ristretta minoranza e la stragrande maggioranza della popolazione. E’ possibile però utilizzare la definizione di “società signorile” quando questo rapporto fra minoranza e maggioranza si rovescia? E’ possibile cioè che il termine signorile debba essere completato con l’aggiunta di “massa”?  Sono queste le domande da cui prende le mosse questo saggio che intende rispondere verificando l’effettiva sussistenza delle tre condizioni di base che, a suo avviso, caratterizzano una possibile “società signorile di massa”:
1.     il numero dei cittadini che non lavorano è superiore a quello di chi lavora
2.     l’accesso ai consumi opulenti riguarda una alta percentuale di cittadini
3.     l’economia è in condizione di decrescita e produce sempre meno surplus
Capitolo Primo = che cos’è la “società signorile di massa”
Alcuni dati, anno 2018, chiariscono immediatamente l’ambito generale al quale è inderogabile fare riferimento (tutti i dati citati sono di fonte Istat o comunque elaborati sulla base di quelli d  istituti di analisi ufficiali):
-  in Italia sono presenti circa 5 milioni di “non cittadini” (gli immigrati)
-  sono considerati sotto la soglia di povertà circa 3 milioni di cittadini (italiani)
-  i cittadini al di sopra della soglia di povertà, con grande disparità di condizione tra di loro, sono circa 52 milioni, l’87% dei residenti e ben il 94% dei cittadini (italiani)
-  fatto cento il numero di residenti da almeno quindici anni il loro rapporto con la situazione lavorativa è il seguente:
-  il 39,9% degli italiani che lavorano è formato da tutti quelli che in qualche modo concorrono ad attività economico/produttive indipendentemente da tipologia di contratto e di figura professionale
-  il 52,2% degli italiani che non lavorano è costituito da tutti coloro (pensionati, studenti, NEET, disoccupati, inoccupati, invalidi, etc.) che non hanno alcuna relazione, ufficialmente rilevabile, con attività economico/produttive, in buona misura in relazioni di parentela con i primi
-  il 7,9% di non cittadini stranieri in gran prevalenza lavora ma in buona misura in condizioni tali da poter essere definite “para-schiavistiche” con l’effetto che uno su tre è in povertà assoluta, cinque volte e mezza rispetto ai cittadini italiani
-  il “sorpasso” degli italiani che non lavorano rispetto a quelli che lavorano non è avvenuto recentemente ma risale all'ormai lontano 1964, l’anno della “congiuntura”, la prima recessione dell’economia italiana dalla fine della guerra, che da lì in poi non ha più ripetuto le precedenti formidabili percentuali di crescita del PIL 
Il dato più rilevante, ai fini dell’analisi di Ricolfi, è sicuramente quello che, scontate eventuali limature di limitatissima incidenza, al termine di un percorso storico di ormai più di settant’anni, ……. fra i cittadini italiani sopra i quindici anni la percentuale di quanti, a vario titolo, non svolgono alcun lavoro supera il 50% …… In campo sociologico ed economico sono ovviamente molte le interpretazioni di un fenomeno così eclatante, Ricolfi fa sua quella, sostenuta ad esempio da Giuseppe De Meo, Presidente ISTAT dal 1961 al 1980, che evidenzia il ruolo disincentivante del benessere che il miracolo economico degli anni Sessanta ha avuto sulla propensione alla ricerca del lavoro. In questo senso va tenuta presente la notevole incidenza dei lavoratori stranieri sulla percentuale degli occupati, (elemento sul quale Ricolfi tornerà, stante la sua centralità, nel Capitolo successivo). Quale che sia la lettura più corretta resta comunque il fatto che già a metà degli anni sessanta la prima condizione che definisce una società signorile di massa, più inoccupati che occupati, è stata raggiunta e non è più mutata se non per accentuarsi. Occorre contestualizzare questo dato: una società “normale” possiede fisiologicamente una percentuale anche ampia di inoccupati ma essa, per garantire la “normalità”, non deve superare il 50%. Ed è quanto succede in quasi tutti i paesi avanzati:, come si può rilevare dalla seguente tabella che confronta i primi cinque paesi con più occupati con i cinque con meno occupati (in mezzo si collocano tutti i paesi ad economia avanzata che hanno un tasso di occupazione comunque superiore al 50%)
Più complessa è la definizione della seconda condizione, non fosse altro per il fatto che i parametri per quantificare i livelli, quantitativi e qualitativi, dei consumi sono molto variati nel corso del tempo. Una situazione di consumo cospicuo degli anni sessanta non è paragonabile ad una attuale. Una possibile risposta, quella più utilizzata dagli studiosi del settore, è quella che …… la soglia fra consumi voluttuari e consumi di base è che questi ultimi siano posseduti o fruiti da oltre la metà dei cittadini …… ed in aggiunta, ad ulteriore precisazione, che ….. nella popolazione nativa il surplus, ossia il consumo che eccede quello dei bisogni essenziali, soddisfatti per oltre la metà della popolazione, superi il triplo dei livelli di sussistenza …….. Può aiutare ad ancora meglio capire l’evoluzione avvenuta per tre beni di consumo, fino a pochi decenni fa riservati ad una minoranza, ed oggi, in accordo con quanto sopra, goduti da più della metà degli italiani: la casa di proprietà, l’automobile, le vacanze lunghe ……. oggi il possesso della casa di proprietà e dell’automobile riguarda quasi l’80% degli italiani, e le vacanze lunghe sono godute da circa il 65% …….  Questa situazione si è realizzata per l’appunto solo quando il surplus  di consumo ha superato il triplo del reddito di sussistenza. Dal punto di vista storico ciò si  è realizzato solo tra gli anni ottanta ed i primi anni duemila, tenendo conto che, sempre dati Istat, oggi il livello di sussistenza per una famiglia di due persone è fissato a circa 12.000 euro netti l’anno, reddito che è pur sempre il doppio di quanto era nel 1951. Ciò detto se si pone in relazione questo livello di consumo con il parallelo diminuire del numero di occupati diventa possibile sostenere che …… una porzione significativa del surplus di reddito prodotto dalla società italiana è goduta da parte di chi non lavora ……. Ricolfi approfondirà nei capitoli successivi questa analisi, ma questa prima constatazione è già sufficiente per sostenere che anche la seconda condizione della società signorile di massa si è concretizzata. I dati che riguardano la terza condizione non presentano al contrario alcuna complicazione di lettura:
Emerge con chiarezza una costante contrazione, con una ulteriore discesa a cavallo della crisi 2007/2008, delle capacità economiche e produttive del nostro paese. Un dato che dovrebbe essere maggiormente tenuto in considerazione nelle attuali sterili discussioni sul raggiungimento di un decimo di punto in più. Restando alle finalità del saggio di Ricolfi è indubbia la presenza della terza condizione per poter proporre l’ipotesi della società signorile di massa. In una società a “crescita zero”, se non di vera e propria contrazione, …… è matematico che i progressi di ego siano gli arretramenti di alter, che i successi di ego siano i fallimenti di alter ……
Capitolo secondo: i pilastri
La società signorile di massa così configuratasi nel nostro paese poggia, secondo Ricolfi, su tre pilastri fondamentali:
1.     la ricchezza accumulata da due generazioni, la prima di quelli che “hanno fatto la guerra” e la seconda di quelli che “per primi in Italia non ne hanno mai fatta una”
2.     lo scadimento della scuola con i collegati abbassamento degli standard di istruzione e l’inflazione dei titoli di studio
3.     la formazione, più recente rispetto ai primi due pilastri, di una “infrastruttura paraschiavistica”
Il risparmio dei padri
1951 = il potere di acquisto medio delle famiglie italiane, rivalutato ai prezzi attuali, è di circa 12.000 euro l’anno. Vale a dire, come si è visto nel Capitolo precedente, l’attuale soglia di povertà assoluta per la famiglia tipo. Non mancano, al di là delle nude cifra statistiche, evidenze testimoniali, basti pensare allo spaccato degli italiani raccontato dal cinema neorealista di quegli anni, l’Italia del censimento del 1951 era decisamente povera soprattutto se valutata con gli standard attuali di benessere minimo. Tornando alle nude cifre oggi il reddito medio annuo familiare è di 46.000 euro, e deve sostenere nuclei familiari molto meno numerosi. Come e quando si è realizzato un salto così significativo?

Emerge con evidenza come la ricchezza da reddito sia cresciuta costantemente e significativamente fino al 1992, e quindi nei decenni con protagonista la generazione dei giovani usciti dalla guerra ed in parte di quella immediatamente successiva. Da lì in poi il potere di acquisto ha fermato la sua crescita rimanendo, con scostamenti poco significativi, pressoché identico negli ultimi venticinque anni. Un altro dato economico conferma questa constatazione: sempre fino ai primi anni novanta …… è stato elevatissimo il tasso di risparmio delle famiglie italiane ….. nel 1951 la ricchezza media, rivalutata alle cifre attuali e composta da patrimonio immobiliare e risparmio mobiliare,, era di 100.000 euro, è poi salita ai primi anni novanta a 350.000 euro per fermarsi fino ai nostri giorni ad un livello appena inferiore ai 400.000 euro. Ad uno spirito di forte propensione al risparmio si sono aggiunti due fattori che, sempre nel periodo “buono”, hanno inciso moltissimo: la bolla immobiliare, con una fortissima rivalutazione del patrimonio già posseduto piuttosto che acquisito, e gli altissimi tassi di interessi dei titoli pubblici emessi in quantità crescenti per finanziare un debito pubblico in costante evoluzione. In sostanza la ricchezza in Italia si è costruita nel trentennio che va dal miracolo economico del secondo dopoguerra fino alla fine della Prima Repubblica (1994) nel successivo trentennio il reddito è entrato in stagnazione mentre la ricchezza è continuata a crescere unicamente grazie alla rivalutazione dei valori immobiliari ……a partire dal 1964...... lo stesso anno che, come si è visto in precedenza, segna il sorpasso degli inoccupati sugli occupati ……. si ferma la crescita del reddito e cresce, seppur di poco, solo più quella delle ricchezza …….
Distruzione delle scuola e disoccupazione volontaria
Il secondo pilastro è costituito dall’abbassamento dei livelli effettivi di istruzione ed il collegato mutamento nella ricerca ed accettazione del lavoro. Ed anche per questi fenomeni la svolta avviene nei primi anni sessanta con l’istituzione della scuola media unica del 1962 e con la successiva liberalizzazione degli accessi universitari del 1969. Ricolfi non cita in questo caso dati, essendo difficile reperirne di specifici oggettivi, ma richiama evidenze diffuse sul progressivo scadimento della “preparazione” scolastica ad ogni livello, comprese quelle delle clamorose esclusioni da graduatore di esame di un numero impressionante di concorrenti “laureati” non in possesso delle basi grammaticali e di sintassi in precedenza acquisite a livello di terza media inferiore. La conseguenza più importante, ai fini della nascita della società signorile di massa, consiste non tanto nella crescente minore qualità di formazione delle nuove generazioni che si affacciano sul mercato del lavoro quanto nel mutamento delle loro aspettative e propensioni lavorative. Il più facile conseguimento del “pezzo di carta” ha significato che le nuove leve uscite dal percorso scolastico, e con alle spalle famiglie diventate negli stessi anni “più ricche”, abbiano, comprensibilmente da un certo punto di vista, alzato l’asticella di gradimento dei lavori da accettare. E’ l’atteggiamento sociale tecnicamente definito “disoccupazione volontaria”. Con un cambiamento, non diffusissimo, maturato soltanto negli anni successivi alla crisi del 2007/2008 ……per disoccupazione volontaria si intende la condizione di chi non lavora non già perché non trova alcun lavoro bensì perché non è disposto ad accettare lavori che trova o che potrebbe trovare …… Lavori cioè che spesso sono stati, e ancora sono, rifiutati in quanto non ritenuti all’altezza degli standard di reddito e di prestigio ritenuti adeguati al titolo di studio altrettanto spesso ottenuto con un percorso troppo facilitato. Non è un fenomeno solo italiano, interessa infatti molti paesi, pressoché tutti quelli ad economia avanzata, ma è nel nostro paese che si raggiungono percentuali tanto rilevanti quanto preoccupanti: impressiona il raffronto della percentuale, sulla popolazione di giovani dai 25 ai 29 anni, di NEET (giovani che non lavorano, non studiano, non fanno formazione) in Europa
Non può non impressionare il dato italiano, e certo non consola condividere un poco onorevole primato con la Grecia e, a distanza già ragguardevole, con la Spagna. Si parla di propensioni individuali quindi ma che, messe insieme, concorrono a creare un fenomeno sociale di dimensioni davvero significative, che si è concretizzato, con queste percentuali in Italia, soprattutto grazie a quanto appena prima evidenziato sulla ricchezza diffusa creatasi nel secolo scorso. Per meglio capirlo è utile visualizzare la curva che evidenzia …… l’eccesso del reddito disponibile totale rispetto alla crescita della ricchezza reale prodotta, ossia del PIL ……..
Si coglie bene che l’eccesso di ricchezza, valore superiore a 1, tarda a manifestarsi per tutti gli anni del miracolo economico italiano, quelli con altissimi valori di crescita del PIL, ancora una volta è solo a partire dai primi anni sessanta, quando il PIL inizia a rallentare, che si inizia a salire sopra 1. La vera esplosione si ha nel ventennio1975-1995, per poi iniziare una progressiva e costante discesa che ci riporta sostanzialmente al valore del 1951.
L’infrastruttura para-schiavistica
La ricchezza in eccesso ha pertanto consentito una propensione giovanile al lavoro molto selettiva, perché mal indirizzata da un eccesso di inconsistente preparazione scolastica, ma non meno “premiante”. Questi due aspetti costituiscono secondo Ricolfi due pilastri della società signorile di massa. Ma questa, ed i due pilastri in questione, non reggerebbero senza un terzo pilastro: quello che ha consentito di mantenere quote importanti di “lavoro” indispensabile al funzionamento economico e sociale grazie al ricorso a un “esercito” di lavoratori operante in condizioni “para-schiavistiche”, già chiamate in causa nei Capitoli precedenti. …….. per infrastruttura para-schiavistica intendo una serie di situazioni nelle quali una parte della popolazione residente , spesso stranieri, si trova collocata in ruoli servili o di ipersfruttamento, …… Di quali professioni, di quali qualifiche si parla? Ricolfi individua diversi segmenti che li raggruppano:
Segmento I = lavoratori stagionali in agricoltura, sottopagati, ipersfruttati, spesso costretti a condizioni residenziali indecenti
Segmento II = prostitute, in maggioranza straniere tenute in totale sottomissione da parte di organizzazioni criminali
Segmento III = persone di servizio, in larga maggioranza donne, che svolgono varie mansioni domestiche
Segmento IV = dipendenti quasi sempre in nero per mansioni pesanti, usuranti o sgradevoli, braccianti non stagionali in particolare addetti all’allevamento, lavoratori dell’edilizia, addetti consegne e magazzinaggio, lavapiatti e uomini di fatica, lavoratori di laboratori tessili e di cucitura, o di assemblaggi vari
Segmento V = addetti al ciclo della droga, ovviamente in mano alla criminalità organizzata, a coprire “ruoli” di spaccio su strada piuttosto che di “palo”
Segmento VI = addetti ai “nuovi lavoretti”: consegne a domicilio, pubblicità in buca, etc., governato sempre più da “algoritmi”
Segmento VII = servizi di pulizia, sorveglianza, presso ditte private o attività pubbliche, spesso dipendenti da cooperative fittizie con condizioni di lavoro capestro
Un mondo di attività, molto spesso quasi “invisibili”, che, per quanto professionalmente di limitata competenza, già del loro non sono in cima alla scala della qualità di lavoro e che sono svolte in condizioni di ricatto, di mancanza totale di diritti e che, comunque, consentono il “normale” funzionamento del tessuto produttivo, del piacere legale ed illegale. Quanto valgono come numero di lavoratori? Ricolfi, fatta la tara a dati ufficiali sicuramente sottostimanti e dati ufficiosi non di rado esageranti, ritiene che ……. l’ampiezza dell’infrastruttura schiavistica valga 3 milioni e 500 mila addetti, vale a dire circa un occupato su sette …… Una società signorile di massa ha certamente bisogno di un consistente esercito di “servi”.
Capitolo terzo: la condizione signorile
Nel 1928 John Maynard Keynes in una conferenza sulle prospettive economiche di lungo periodo sostenne che l’aumento della produttività del lavoro, reso possibile dal progresso tecnologico, avrebbe consentito una drastica riduzione degli orari di lavoro permettendo così a tutti un diverso modi di vivere. Ed in effetti, a quasi cento anni di distanza, si è davvero registrata una significativa riduzione complessiva dell’incidenza del lavoro sulla vita, perlomeno nei paesi ad economia avanzata. Ma questa riduzione non si è materializzata in una riduzione degli orari di lavoro bensì ……. In una netta suddivisione della popolazione in una minoranza di lavoratori, spesso iperlavoratori, e una maggioranza di non-lavoratori ….. Ricolfi lo evidenzia nella seguente tabella che applica alla “concentrazione del lavoro” lo stesso “indice Gini” usato per misurare la concentrazione della ricchezza. In questo indice il valore zero significa che il reddito ed il lavoro sono divisi fra tutta la popolazione mentre il valore uno significa che reddito e lavoro sarebbero in capo ad una sola persona; più ci si avvicina ad uno quindi e più ricchezza, ovvero lavoro stanno in capo a meno persone


E’ evidente che la progressione della concentrazione del lavoro in un numero sempre minore di persone ha una curva molto più accentuata di quella della concentrazione della ricchezza (Ricolfi, in linea con sue prese di posizioni critiche, nega che in Italia si stia verificando un processo accentuato di concentrazione della ricchezza. In effetti la curva dell’Indici Gini testimonia una significativa riduzione delle disuguaglianze economiche nei decenni di maggiore peso della contrattazione salariale e di progressività fiscale, anni Settanta ed Ottanta. Da lì in poi però la curva ha ripreso a salire in modo costante e significativo. Ricolfi poi dimentica di dire che l’Italia, dati 2018, è il paese europeo con il più alto Indice Gini subito dopo i cinque paesi dell’ex blocco sovietico. Non è solo la progressione della curva, comunque tutt’altro che rasssicuarnte, che merita di essere considerata, è corretto capire in quale contesto ciò avviene: se l’Europa resta l’area in cui storicamente la distribuzione del reddito è più equa, la posizione italiana è in continuo peggioramento tanto da essere passata nella graduatoria dei paesi con maggiore disuguaglianza dal decimo posto del 2008 al sesto posto del 2018) In coerenza con quanto già rilevato in precedenza Ricolfi evidenzia che la situazione italiana della concentrazione del lavoro, storicamente misurata nel grafico precedente, è anomala rispetto al resto dell’Europa come dimostra il raffronto con altri paesi europei e del resto del mondo

La previsione di Keynes non è stata solo smentita, e come si è visto in Italia in misura rilevante, per quanto concerne la concentrazione del minore orario di lavoro ma anche per le modalità di utilizzo del maggior tempo libero di vita …… anziché usare la cultura per riempirlo si è scelto di usare i consumi per attrezzarlo ……. Da qui l’impressionante sviluppo di beni, servizi e attività il cui scopo primario è il riempimento del tempo libero invece di  letture, arte, sport, convivialità.  Al punto che sempre di più non solo lo si riempie di “consumi” ma si partecipa quasi come coproduttori al perfezionamento del bene consumato: da qui il significato di prosumer (producer e consumer). In che relazione sta questa distorta libertà dal lavoro con la società signorile di massa? Con il novantacinque percento delle famiglie italiane che non vivono in condizioni di povertà assoluta e che, come si è visto, sono in maggioranza composte da persone che non lavorano? In cosa consiste cioè la fenomenologia del consumo signorile superata la soglia del “solo” possesso dell’abitazione, dell’auto, e delle risorse per le vacanze lunghe? Sta nell’impressionante sviluppo delle risorse destinate al cibo, ben oltre la normale alimentazione di base, e con buona frequenza consumato fuori casa, al fitness e alla cura di corpo e mente, al riempimento vacanziero dei fine settimana, al ricorso a servizi per le incombenze domestiche e di assistenza alle persone, alla incessante rincorsa a dotarsi di dispositivi tecnologici, spesso acquisiti, sempre più tramite Internet e senza una vera e chiara necessità, al consumo di droghe, al gioco d’azzardo, legale ed illegale. Ricolfi sintetizza in una tabella alcuni dei dati che compongono questa la “fenomenologia signorile italiana”
E’ buona regola quella di maneggiare con cura analisi statistiche che poggiano su assemblaggi molto ampi, ma fatta salva questa precauzione se si ribalta l’insieme di questi dati sul totale della popolazione italiana, escludendo quindi sia la componente straniera senza cittadinanza, sia il 30% degli italiani meno benestante (quelli che stanno nei primi tre decili, ossia le dieci fasce di reddito in cui si divide la popolazione), il quadro che emerge è decisamente impressionante ……. L’espressione società signorile di massa non indica che TUTTI accedono a consumi cospicui ma che lo fa la MAGGIORANZA dei cittadini ITALIANI …..  Tolti quindi gli stranieri e le famiglie meno benestanti i consumi che definiscono la fenomenologia di quello “signorile”, la cui entità totale vale circa 800 miliardi di euro annui, sono quindi appannaggio di circa il 60% degli italiani. Se inoltre si tiene nella giusta considerazione, come già evidenziato, l’incidenza del peso delle rendite, che ormai valgono di più del reddito reale prodotto, si mette meglio a fuoco l’esistenza di una delle condizioni che definiscono una società signorile …….. le rendite sono la tipica forma su cui nobili proprietari e classe agiata, i signori di un tempo, hanno poggiato le loro vite ed i loro consumi ……
Capitolo quarto: la mente signorile
Nella premessa si sono evidenziate le ragioni che hanno indotto alla scelta del testo di Ricolfi come “Saggio del mese”:, legate non tanto alla condivisione della definizione di “società signorile di massa” quanto piuttosto alla conoscenza ed alla valutazione dei dati che la sostengono, ben sapendo che, soprattutto nel campo delle scienze sociali, ogni dato si presta a diverse letture e offre quindi sostegno a differenti opinioni. Ci è sembrato opportuno richiamare queste ragioni perché il quarto Capitolo è quasi interamente dedicato alla “esplorazione” della “mente signorile”, ovvero alle predisposizioni, alle motivazioni, individuali e collettive, che a giudizio di Ricolfi compongono il bagaglio culturale ed attitudinale di quella maggioranza di italiani “non produttori” ma solerti ed attivi “consumatori” del surplus alla cui formazione non hanno per nulla contribuito. Un Capitolo pertanto privo di dati ma ricco di richiami a fenomeni sociali di fortissimo impatto e consistenza. Individualismo, identità sociale, narcisismo, propensione al consumo, edonismo, cultura del possesso e cultura dell’uso, condivisione ed esibizione sui nuovi mezzi di comunicazione, patologizzazione dei rapporti familiari e interpersonali in genere, etica della generosità ed egoismo sociale, appiattimento sul presente, sono questi i fenomeni che Ricolfi ritiene concorrano a formare l’odierna “mente signorile”, e pertanto presentati nelle poche pagine di questo Capitolo. Ma sono tutti temi di straordinaria complessità che richiederebbero ben altro spazio per essere affrontati con la giusta attenzione. In coerenza quindi con la premessa ne consegue che questa sintesi si autolimita alla loro elencazione e li affida all’eventuale lettura integrale  del saggio. Merita comunque di essere presentata una interessante definizione della “eredità attesa”, un aspetto rilevante dell’odierna ricchezza sempre più composta da patrimoni accumulati a creare posizioni di rendita ereditabili, Il peso dell’eredità, accuratamente analizzato dal Thomas Piketty nel suo “Capitale del XXI secolo”, è determinante nella formazione delle propensioni verso consumo e lavoro delle nuove generazioni-
.…….. l’Italia è di gran lunga il paese europeo in cui è maggiore l’eredità attesa ovvero la quantità di patrimonio che un giovane può aspettarsi di ereditare…….. Ciò si spiega sulla base dei tre parametri che definiscono l’eredità attesa:
1.     grado medio di patrimonializzazione
2.     peso degli anziani sulla popolazione totale
3.     peso dei giovani sulla popolazione totale
Più sono grandi i patrimoni ereditabili e maggiore è il numero degli anziani, minore è al contrario il numero dei giovani e quindi più è rilevante l’eredità attesa. Ebbene i dati sulla situazione europea attestano che l’Italia …… è al primo posto come peso degli anziani, all’ultimo per quello dei giovani e al quarto come livello di patrimonializzazione …….
Capitolo quinto: il futuro della società signorile di massa
Per meglio comprendere la situazione italiana è necessario verificare se la sua supposta “signorilità” rappresenta una anomalia o è al contrario una condizione condivisa con altri paesi. Per farlo Ricolfi applica ad un nutrito elenco di paesi, quasi tutti quelli definibili “società avanzate”, le stesse valutazioni che, applicate all’Italia, consentono, a suo avviso, la definizione di società signorile di massa, con l’opportuna aggiunta di altri tratti secondari utili a comprendere le tendenze sul breve periodo. I parametri di valutazione utilizzati da Ricolfi sono quindi otto così suddivisi:

La successiva tabella (che per comodità di inserimento nel post e di relativo commento viene spezzata in due parti) riepiloga il risultato ottenuto:


Si era già visto nel Capitolo Primo che la sola Italia presenta tutti e tre i tratti primari, in aggiunta dei quali contempla anche tutti i restanti cinque tratti secondari, a formare una situazione che incide sul presente e che, come si vedrà in seguito, è a forte rischio di ulteriore accentuazione. La sola Grecia si avvicina a questa situazione italiana, non centrata unicamente perché, dato tutt’altro che confortante, è lungi dal disporre di un elevato grado di ricchezza. Interessanti  sono le situazioni francese e belga del tutto fra di loro identiche: due paesi non definibili “signorili”, perlomeno al momento, perché con la sola eccezione del tasso di fertilità centrano tutti i tratti secondari, ma soprattutto perché, sempre al momento, non sono in stagnazione economica. La Finlandia pur centrando tutti i tratti secondari, e quindi avendo di fronte un futuro a breve/medio periodo da monitorare, è attualmente lungi dall’essere una società opulenta e gode di un trend economico confortante. Fra i paesi che centrano cinque tratti totali il Giappone è l’unico a presentare due tratti primari, confermando così che il suo grande problema consiste in una popolazione, lavoratori compresi, molto anziana (la più anziana del mondo) e in un tasso di fertilità del tutto insufficiente ad invertire una situazione che rischia di compromettere gli indispensabili equilibri generazionali.
 
La valutazione di tutti i restanti paesi che, con la sola eccezione dell’Irlanda, centrano un solo tratto primario e pochi tratti secondari, e che quindi non sembrano essere alla soglia di una evoluzione in una società signorile di massa, consente a Ricolfi una considerazione: la maggior parte dei paesi distanti dall’evolversi in questa direzione sono paesi di cultura protestante: scandinavi, di area germanica o di matrice anglosassone ……. A quanto pare il nesso fra cultura del lavoro e tradizione protestante resta ancora molto stretto ……… Merita infine un preciso commento il dato di Israele che, in questa particolare graduatoria, si rivela l’unico senza alcun tratto nè primario né secondario, ossia l’esatto contrario dell’Italia, la ragione, evidenzia Ricolfi, non può che consistere nel suo essere ……una società ed una cultura in cui, per le particolari ragioni storiche della sua nascita e della sua esistenza, la dimensione collettiva, identitaria, ancora prevale su quella individuale …… Tornando alla situazione italiana Il doppio combinato di tratti primari e tratti secondari tutti centrati induce Ricolfi a riflettere sugli scenari della possibile evoluzione di una società signorile di massa. Un primo aspetto pone importanti domande: l’accentuarsi del divario Nord – Sud. Se la stagnazione economica, seppure con diversa intensità, è tratto comune fra le due parti del paese per il resto le cose divergono. Il dato del Sud dei non occupati, correlato alla percentuale di popolazione anziana, è molto alto e molto preoccupante. E, paradossalmente, incide su un collegato maggior consumo di surplus non prodotto. Incide poi pesantemente in questo senso il diverso peso dell’economia sommersa e di quella illegale. Non è inoltre possibile, in generale, trovare ragioni di conforto nelle modalità di utilizzo del surplus di tempo libero creato dall’incidenza del non-lavoro e favorito dal progresso tecnologico. Non pare proprio che gli italiani destinino questo surplus di tempo libero ad attività “nobilitanti” in grado di alzare il livello di socialità e di cultura. Pur con la lodevolissima eccezione di un significativo peso del volontariato civile la fotografia evidenzia tre caratteristiche molto meno confortanti:
1.     siamo agli ultimi posti nella maggior parte degli indicatori del livello di istruzione
2.     possediamo molti più cellulari e smartphone che computer, indice di un utilizzo molto più orientato a svago e divertimento che a informazione e studio
3.     come si è già visto spendiamo una frazione spropositata di reddito e tempo nel gioco d’azzardo, legale ed illegale
Ma questa Italia “signorile”, in possesso di tutti gli otto tratti, ha speranza e possibilità di restare opulenta e in maggioranza non lavoratrice? L’ovvio stretto intreccio che i processi economici di creazione di ricchezza impone una sola possibilità: che ……. la produttività del nostro paese cresca ad un ritmo non inferiore a quello dei paesi con cui è costretta a misurarsi sui mercati internazionali ……. Peccato però che l’Italia sia l’unico paese del mondo sviluppato in cui la produttività media del lavoro è rimasta ferma negli ultimi vent’anni! E al momento non sono rilevabili segnali confortanti di una svolta. Quali che siano le cause, sulle quali molto si discute e poco si fa, il ristagno della produttività renderà sempre più difficile avere livelli di PIl, di produzione di ricchezza, adeguati trasformando inevitabilmente la stagnazione in recessione. Ricolfi al riguardo precisa di non credere al potere taumaturgico dell’innovazione tecnologica; per quanto da questa possano venire contributi importanti resta e resterà fondamentale avere più lavoro, più lavoratori …….. dobbiamo constatare che nei paesi ricchi si lavora di più e non di meno che nei paesi meno ricchi. I paesi prosperi hanno tassi di occupazione altissimi, prossimi al 70% l’Italia è sotto il 45% ……. La produttività del lavoro del sistema Italia non è solo ferma da vent’anni ma è bassa, molto più bassa di quello che servirebbe per coprire i nostri consumi ……. il fatto è che da mezzo secolo viviamo al di sopra delle nostre possibilità …… Il problema quindi non è tanto se sarà possibile, e giusto, mantenerci in questa condizione di “società signorile di massa”, quanto piuttosto quello di sopravvivere come sistema paese.

mercoledì 1 gennaio 2020

La parola del mese - Gennaio 2020


La parola del mese

 A turno si propone una parola, evocativa di pensieri collegabili ed in grado di aprirsi verso nuove riflessioni


Gennaio 2020


La recente conferenza di Leonard Mazzone non ci fornito soltanto stimolanti riflessioni sulla stato di salute della democrazia nel tempo dei populismi ma, sempre perfettamente inserite nello sviluppo della sua relazione, ha utilizzato termini ricchi di significati altrettanto stimolanti. Lo scorso mese abbiamo così recuperato “presentismo” come “parola del mese” e per questo primo mese del 2020 la nostra attenzione si è concentrata su


Eterotopia


Un termine  che all’apparenza non presenta particolari difficoltà di comprensione in quanto etimologicamente è la congiunzione del prefisso etero  =  termine di origine greca usato per l’appunto come primo elemento di parole composte con il significato di “altro, diverso”  e di topia = astrazione del termine, anch’esso di origine greca, topos che significa “luogo”, eterotopia quindi altro non significa che “altri posti, altri luoghi”. Su questo significato di base, e restando comunque ad esso strettamente correlati, si sono però aggiunti utilizzi molto specifici in discipline molto diverse. Ad esempio eterotopia significa in:

Medicina = fenomeno per cui si originano stimoli di attività funzionale in sede diversa dalla normale;

Botanica = fenomeno per cui si originano tipi di cellule o di tessuti da organi che normalmente non danno tali produzioni

più “canonico” sembra essere il suo utilizzo in

Geografia = caratteristica delle formazioni territoriali geopolitiche generate dal colonialismo

E’ però nell’ambito delle scienze sociali che eterotopia ha acquistato una rilevanza particolare dopo essere stata di fatto (ri)coniata da Michel Foucalt. Dedicheremo alla sua specifica idea di eterotopia un supplemento di attenzione, ma l’utilizzo che ne ha fatto per indicare …….. luoghi reali che in qualche modo corrispondono ad utopie effettivamente realizzate, luoghi che quindi si trovano fuori da ogni luogo anche se perfettamente localizzabili …… è stato poi trasferito in discipline come

Architettura ed Urbanistica = dove indica la pluridimensionalità dello spazio vissuto.

Ma è soprattutto nella Antropologia contemporanea che, in stretto collegamento con i “non luoghi” di Marc Augè, eterotopia ha acquisito una significativa rilevanza ……………La società odierna è caratterizzata da una fluidità spaziale che rende labili i confini del vivere associato. L’uomo del nostro secolo, in quanto cittadino del mondo, ricerca la propria dimensione sociale in contesti connotati dalle medesime caratteristiche che gli trasmettano un senso di sicurezza e familiarità: i non luoghi. Marc Augé definisce i non luoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la peculiarità di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei non luoghi sia le strutture necessarie per la circolazione delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, che i grandi centri commerciali……..

Come anticipato vale quindi la pena per chi voglia approfondire la comprensione del significato di Eterotopia recuperare l’attenzione che ad essa ha dedicato Michel Foucalt


………. per indicare quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano. Eterotopico è, per esempio, lo specchio, in cui ci vediamo dove non siamo, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Un altro esempio di eterotopo è il cimitero, unione/separazione simbolica della città dei vivi e dei morti, «l'altra città “ in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora». Come sono eterotopie teatri, cinema, treni, giardini, collegi, camere d'albergo, manicomi, prigioni... Forgiato sul modello del concetto di utopia, e come il suo simmetrico inverso, il concetto di eterotopia designa luoghi aperti su altri luoghi, luoghi la cui funzione è di far comunicare tra loro degli spazi. Laddove però le utopie designano ambienti privi di localizzazione effettiva, le eterotopie sono luoghi reali. Già ne Le parole e le cose. Un'archeologia delle scienze umane Foucault contrapponeva utopie ed eterotopie, scrivendo:

……Le utopie consolano; se infatti non hanno luogo reale si schiudono tuttavia in uno spazio meraviglioso e liscio; aprono città dai vasti viali, giardini ben piantati, paesi facili anche se il loro accesso è chimerico. Le eterotopie inquietano, senz'altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzi tempo la «sintassi» e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa «tenere insieme»…le parole e le cose. È per questo che le utopie consentono le favole e i discorsi: si collocano nel rettifilo del linguaggio, nella dimensione fondamentale della fabula; le eterotopie (come quelle che troviamo tanto frequentemente in Borges) inaridiscono il discorso, bloccano le parole su se stesse, contestano, fin dalla sua radice, ogni possibilità di grammatica, dipanano i miti e rendono sterile il lirismo delle frasi……..

……Le utopie consolano; se infatti non hanno luogo reale si schiudono tuttavia in uno spazio meraviglioso e liscio; aprono città dai vasti viali, giardini ben piantati, paesi facili anche se il loro accesso è chimerico. Le eterotopie inquietano, senz'altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzi tempo la «sintassi» e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa «tenere insieme»…le parole e le cose. È per questo che le utopie consentono le favole e i discorsi: si collocano nel rettifilo del linguaggio, nella dimensione fondamentale della fabula; le eterotopie (come quelle che troviamo tanto frequentemente in Borges) inaridiscono il discorso, bloccano le parole su se stesse, contestano, fin dalla sua radice, ogni possibilità di grammatica, dipanano i miti e rendono sterile il lirismo delle frasi…….. 

Nella conferenza tunisina Des espaces autres Foucault articola in sei princìpi le modalità specifiche delle eterotopie:
· Il primo principio sottolinea il carattere di costante universale rappresentato dalla presenza di eterotopie all'interno delle diverse società del passato e attuali.
· Il secondo insiste sulle variazioni particolari a cui le eterotopie sono sottoposte da parte della storia o della geografia, cosicché a seconda dei periodi o delle latitudini, il loro volto può essere assai diverso
· Il terzo principio evidenzia la possibilità intrinseca alle eterotopie di sovrapporre in un solo luogo diverse localizzazioni incompatibili (teatro, cinema, giardini).
· Il quarto principio mostra la solidarietà delle eterotopie con le eterocronie: in tal caso spazi e tempi si sovrappongono. Mentre biblioteche e musei mirano a sospendere il tempo capitalizzando lo spazio, le feste, le fiere o più di recente i villaggi turistici si collocano deliberatamente nell'ambito del futile e dell'effimero
· Il quinto principio mostra che ogni eterotopia è fondata su un «sistema d'apertura e di chiusura che al contempo la isola e la rende penetrabile». Riti di ispirazione religiosa (hamman, bagni turchi) o meticolose disposizioni di sicurezza (caserme, prigioni) solennizzano di fatto l'ingresso nello spazio eterotopico.
·  Il sesto principio, infine, insiste sulla funzione propria dello spazio eterotopico nel suo correlarsi allo spazio esteriore, sia nella forma dell'illusione sia nella forma della compensazione.
 Foucault chiudeva la sua conferenza sulle eterotopie con queste parole:

………… Case chiuse e colonie sono due tipi estremi di eterotopia e se si pensa, dopotutto, che la nave è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo, che vive per se stesso, che si autodelinea e che è abbandonato, nello stesso tempo, all'infinità del mare e che, di porto in porto, di costa in costa, da una casa chiusa all'altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, comprendete il motivo per cui la nave è stata per la nostra civiltà non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche il più grande serbatoio d'immaginazione. La nave è l'eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l'avventura, e la polizia i corsari ……..
  





sabato 21 dicembre 2019

"L'angolo dell'arte" - a cura di Valter Alovisio/Point Zero


“L’angolo dell’arte”
Spazio mensile curato da
Valter Alovisio – Point Zero

Cari amici,

segnalo, come strenna natalizia, questa bella mostra che ho visto a Torino. Si tratta della mostra che si svolge a Palazzo Madama a Torino fino il 4 Maggio 2020 su Andrea MANTEGNA.

PALAZZO MADAMA - TORINO

ANDREA MANTEGNA
 Rivivere l'antico, costruire il moderno

dal 12 Dicembre 2019 al 4 Maggio 2020


Andrea Mantegna – Madonna con il Bambino, san Giovannino e Santi

La grande esposizione vede protagonista Andrea Mantegna (Isola di Carturo 1431 – Mantova 1506), uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, in grado di coniugare nelle proprie opere la passione per l’antichità classica, ardite sperimentazioni prospettiche e uno straordinario realismo nella resa della figura umana.
La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati.
Viene così proposta un’ampia lettura della figura dell’artista, che definì il suo originalissimo linguaggio formativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica.    
Un’attenzione specifica è dedicata al suo ruolo di artista di corte a Mantova e alle modalità con cui egli definì la fitta rete di relazioni e amicizie con scrittori e studiosi, che lo resero un riconosciuto e importante interlocutore nel panorama culturale, capace di dare forma ai valori morali ed estetici degli umanisti.

Andrea Mantegna – Ecce Homo – (Part.)


Il percorso della mostra è preceduto e integrato, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, da uno spettacolare apparato di proiezioni multimediali: ai visitatori viene proposta una esperienza immersiva nella vita, nei luoghi e nelle opere di Mantegna, così da rendere accessibili anche i capolavori che, per la loro natura o per il delicato stato di conservazione, non possono essere presenti in mostra, dalla Cappella Ovetari di Padova alla celeberrima Camera degli Sposi, dalla sua casa a Mantova al grande ciclo all’antica dei Trionfi di Cesare.



Andrea Mantegna – Camera degli sposi (Part.)
___________________________________________________________

Segnalo anche che, in occasione di questa mostra,  il giorno

11 GENNAIO 2020
ORE 17.30
UNIONE CULTURALE – TORINO – Via Cesare Battisti, 4 
(Infernotti di Palazzo Carignano)

svolgerò una meditazione poetica sul “Cristo in scurto” di Andrea Mantegna 
dal titolo: “Dov’è il principio dell’arcobaleno…”









giovedì 19 dicembre 2019

Scuola di AMMIRAZIONE – Valter Alovisio

Scuola di AMMIRAZIONE – Valter Alovisio
A TORINO
nasce la 

Cari amici,
finalmente quella Scuola d’Arte dello sguardo lento che da tanto tempo sognavo si è concretizzata.
L’invito che rivolgo a tutti è quello di guardare (lentamente!) il sito e la programmazione delle attività.
Il primo appuntamento è per  Sabato 11 gennaio 2020, alle ore 17.30, nella storica sede dell’Unione Culturale  di Torino, negli infernotti di Palazzo Carignano.
Valter Alovisio

Sono aperte le ISCRIZIONI


Modalità per farlo 

clicca qui E poi clicca su iscriviti via mail”
quindi
1) - Andare su CALENDAR cliccare per scegliere le EXPERIENCES a cui ci si vuole iscrivere. 
2) Per farlo cliccare sulla singola "experience" scelta e procedere con  l'iscrizione guidata alla stessa sempre tramite il pulsante “iscriviti via mail”

martedì 17 dicembre 2019

Il futuro di internet - Intervento di Aral Balkan


Pubblichiamo, in ovvio stretto collegamento con la conferenza di Massimo Rosso) questo interessante intervento tenuto da Aran Barkal (attivista dei diritti in Internet) al Parlamento Europeo nell'ambito della discussione UE in corso per definire una nuova regolamentazione  europea di Internet. 
L'intervento è in inglese, è possibile seguirlo attivando i sottotitoli in italiano (nella riga di icone sottostante al display cliccare sul terzo pulsante da destra, si apre una tendina ri-cliccando su "sottotitoli" si sceglie l'opzione "italiano").
Per accedere al video cliccare sulla riga sottostante, si apre un link cliccate una seconda volta …..

https://peertube.parleur.net/videos/watch/861c07f7-7e9b-4e64-9765-cf1de592c8a0

lunedì 16 dicembre 2019

Sintesi della conferenza di Massimo Rosso - a cura di Enzo Bertolini


Lunedì 2 dicembre 2019 - ore 20,45

Auditorium Bertotto Scuola Media “Defendente Ferrari”

“Oracoli: dalla TV in bianco e nero agli Algoritmi”


  Relatore:
Massimo Rosso - Direttore ICT della Rai 

L’impatto della Digitalizzazione sul mondo dei Media e l’avvento dei Social Network oggi rendono possibile lo sviluppo di nuove Analitiche, che permettono di correlare  gli Eventi TV e le Discussioni Crossmediali. Dal suo osservatorio privilegiato, Massimo Rosso sta assistendo al passaggio dai Servizi di Business ai Business a Piattaforma e alle nuove evoluzioni delle tecnologie di frontiera nell’ambito dei mass media digitali.
Introducendo questi nuovi paradigmi, spiegherà perché in questa nuova era Valori come Trasparenza e Responsabilità divengano centrali e come investendo su una Formazione votata al potenziamento del Senso Critico si potrà cercare di garantire il controllo dello sviluppo della “Automazione dell’Agire”, possibile con le nuove tecnologie, definite da alcuni “oracolari”.

Massimo Rosso, sviluppa la sua brillante carriera interamente all’interno della Rai, dove entra dopo essersi laureato in Fisica presso l’Università di Torino, percorrendo i vari stadi della professionalità informatica sino a ricoprire il ruolo di Direttore del servizio ICT (Information & Communication Technology). Ha quindi potuto vivere dal di dentro l’evoluzione di uno dei principali attori dei media nazionali. Partendo da questo vissuto, il relatore ci accompagnerà attraverso un racconto atto a farci percepire come si sono sviluppate le tecnologie di comunicazione negli anni e come queste oggi si compenetrino ed interagiscano con il mondo dei Social Media.

Nell’avvio della relazione viene sottolineato il ruolo di Servizio Pubblico svolto dalla Rai e come questo non sia, a differenza di quanto avviene in altri Paesi Europei, a volte correttamente percepito e compreso dall’utenza. Come questo servizio pubblico sia importante per la garanzia di una informazione il più possibile oggettiva e come l’ambito dei servizi offerti si sia nel tempo evoluto; passando dalle prime esperienze radiofoniche a quelle degli albori della TV in bianco e nero fino a giungere all’attuale portafoglio d’offerta.  Con la digitalizzazione dei contenuti è possibile offrire una vasta gamma di canali digitali su cui veicolare programmi sempre più mirati e specializzati, per giungere a comprendere le più recenti Piattaforme di fruizione via web.

Proprio in questi giorni è iniziata una corposa iniziativa di promozione di RAI Play, condotta da Fiorello, atta a veicolare la conoscenza e l’uso di una tecnologia che consente la fruizione dei contenuti in modalità asincrona e da computer, privilegiando la gestione del tempo che ciascuno vuol dedicare all’informazione o all’intrattenimento.

In questa trasformazione delle tecnologie a supporto, il ruolo della direzione guidata da Rosso, ha assunto via via maggiore rilevanza, partendo da una solida base di competenze tecniche, che per fortuna della nostra Regione si è riusciti a mantenere radicate in modo significativo su Torino, pur nella più ampia dislocazione dei servizi a supporto dell’azienda a livello nazionale.

Altro compito che Rai si è assunta in questa fase di “Digitalizzazione” dei Servizi sia Pubblici sia Privati, è un ruolo di sensibilizzazione e divulgazione delle conoscenze, svolto non in modo convenzionale, ma inserendo nel contesto delle fiction e dei programmi a maggior ascolto, brevi inserti volti a spiegare ed informare sulle novità tecnologiche e sul loro utilizzo e fruizione. Una sorta di Maestro Manzi 2.0 a supporto dell’Agenda Digitale del Paese.

Altro fenomeno di questi anni è il rapido diffondersi degli strumenti che supportano una “Internet Umana” sostenuta dai social media. Ciò comporta un ulteriore cambio dei costumi che sta largamente caratterizzando il modo di vivere dei nostri tempi. Di ciò anche un operatore primario della comunicazione deve tener conto e con questa realtà deve interagire, per rimanere ancorato al cambio delle abitudini di fruizione, pena una sua progressiva marginalizzazione e perdita di ascolto.

Tali tecnologie introducono alcuni pesanti cambi di paradigma.

Intanto la globalizzazione dei messaggi (Un post sui social non è vincolato a criteri geografici di fruizione, ma è immediatamente globale). La rilevanza del passa parola nella rete degli amici (O dei Peer per dirla all’inglese) che prevale sulla comunicazione monodirezionale sulla quale si è fin qui basato il mondo della comunicazione tradizionale (Imprese, Pubblica Amm., Mezzi di Comunicazione tradizionali, Organizzazioni Politiche). La possibilità di un utilizzo contemporaneo di mezzi di scambio informativo tra soggetti, che stimolati da eventi o notizie, intrattengono un dialogo su mezzi Web dando vita ad un nuovo fenomeno denominato “Comunicazione Crossmediale”, che rende il nostro villaggio globale sempre più piccolo e perennemente “on-line”.

Dall’osservazione di tale fenomeno, anche per gli operatori della comunicazione televisiva broadcast ( gli operatori di tv via cavo o satellitare, invece, dispongono di apparecchiature installate presso l’utente che consentono una analisi diretta dei comportamenti d’ascolto), nasce la ricerca di analizzare e comprendere le possibili correlazioni tra quanto viene trasmesso dalla TV e quali conversazioni si sviluppino sui Social Media, quali siano i livelli di influenza e quale le direzioni di apprezzamento o meno che vengono espresse nel mondo Web.

Nascono così le prime sperimentazioni sulle tecnologie di “Sentiment Analysis”, che consentono, analizzando il traffico dei messaggi in rete, di attribuire una interpretazione della reazione del pubblico a quanto visto, arrivando a caratterizzare il tipo di risposta tra opinioni positive, neutre o negative. Non solo questo, ma continuando l’analisi del traffico sui social, si riesce a comprendere anche la rilevanza del tema trattato per l’opinione pubblica. Inoltre i social monitorati possono variare in base alla tipologia di audience attesa per il programma (commenti sulla Comunicazione politica più su Twitter o Facebook, conversazioni su programmi con target giovanile su Instagram, etc), scandagliando così i luoghi virtuali in cui il dibattito/commento si sviluppa maggiormente.

L’ulteriore frontiera tecnologica è quella che consente di passare dall’analisi elementare dell’opinione a nuovi modelli che consentono di approfondire l’analisi. Si può giungere ad interpretare le emozioni che stanno alla base delle conversazioni attivate, ed al livello di intensità con cui tali emozioni sono manifestate. (Odio, Sarcasmo, Ironia, Aggressività, Disapprovazione, Amore, etc).

Di tali strumenti, sono qui illustrati gli obiettivi di comprensione delle reazioni suscitate riferiti all’ambito editoriale proprio di un operatore di mass media.

Estendendo il discorso ad un contesto socio politico allargato, ciò di cui occorre assumere consapevolezza, è che queste sono le stesse potenti strumentazioni alla base della analisi delle reazioni del corpo sociale e che sempre più spesso esse sono utilizzate per comprendere lo stato emotivo della popolazione e, di conseguenza, veicolare i messaggi che maggiormente vengono ritenuti affini sino, al limite, a condizionare la percezione del reale.

Questi strumenti si inseriscono in un cambio di approccio culturale. Stiamo passando da una cultura che si basava sull’analisi del passato per tentare di immaginare gli effetti sul futuro (Feedback), ad un paradigma che analizzando la grande massa di informazioni a disposizione nel web, cerca di cogliere i fenomeni non strettamente correlati che anticipano eventi futuri, anche in modo non deterministico (FeedForward).

Come è stato reso possibile questo cambiamento?

Per prima cosa il mondo è stato riempito di sensori che producono informazioni.  I primi sensori ed i più attendibili sono proprio le persone e le tracce elettroniche che esse lasciano nell’uso quotidiano delle tecnologie digitali. (Carte di Credito, smartphone, telepass, Localizzatori GPS, etc).

La crescita continua ed esponenziale della capacità elaborativa dei computer e della capacità di immagazzinamento delle informazioni (Data Base), hanno poi consentito una elaborazione in tempo reale di questo patrimonio immenso di dati.

In questo contesto si può dire che oggi siamo in grado attraverso strumenti di Intelligenza Artificiale di “Sentire,Comprendere,Processare la realtà” e alla fine di “Attuare la realtà”. Intendendo con questo non solo le capacità di analizzare il contesto in cui ci muoviamo ma, in certi momenti, di ottenere indicazioni, che nei fatti, determinano l’accadere di eventi futuri.

Questo non deve stupire, in quanto i concetti teorici alla base di quanto detto, li troviamo ormai da più di un secolo formulati nelle teorizzazioni della meccanica quantistica e della relatività. Ora ciò che sta avvenendo è che le tecnologie sempre più veloci e sofisticate permettono il concretizzarsi, in pratica, di alcuni di questi fenomeni.

Il concetto di “Presente allargato” in effetti è un esempio di quanto si sta dicendo.

Un piccolo esempio. Disponendo di strumenti di comunicazioni istantanei, nel percorrere un tratto di strada in un verso io colgo che nell’altro senso di marcia si è formata una coda chilometrica. Il mio amico che sta procedendo in quella direzione è convinto di poter raggiungere la sua meta in orario, perché non conosce l’evento coda. Io che procedo in senso inverso so che la coda esiste, in quanto parte del mio passato ma per lui sarà parte del suo futuro. Con un colpo di telefono in mobilità posso, avvisandolo, modificare la sua strategia di viaggio e quindi influenzare il suo futuro. Ovviamente se gli strumenti di elaborazione e comunicazione non fossero così veloci, tutto questo non sarebbe possibile.

Le capacità umane di comprendere il mondo vengono “aumentate” sfruttando la conoscenza del “presente allargato”.

La capacità operativa di agire è sempre più prossima alla capacità analitica di comprensione ed attuazione nel “presente allargato”.

Ovvero disponiamo di strumenti (MACROSCOPIO) che consentono di vedere il mondo nei suoi aspetti economici e sociali che si comportano come anticipatori di Futuro. Attraverso strumenti come questo possiamo traghettare dalla “Previsione Sociale” alla “Anticipazione Sociale”.

Tale realtà deve essere obbligatoriamente affrontata dalle aziende, pena la perdita di competitività ed attrattività della loro proposta (pensate a cosa sta significando l’agire di Amazon verso tutti gli operatori tradizionali di Logistica, o casa significhi l’approccio di Netflix verso i più tradizionali fornitori di contenuti media).

Analogamente, con questi fenomeni devono confrontarsi i Cittadini. Ciò significa far crescere in loro la consapevolezza sulla importanza dei dati, sulle meccaniche di tracciabilità dei comportamenti rilevati attraverso le tracce elettroniche che vengono da loro stessi attivate e sulle quali gli algoritmi di anticipazione sociale agiscono.

Ciò comporta un cambio di prospettiva notevolissimo, a cui molto probabilmente non siamo pronti.

Sicuramente errato, secondo il relatore, pensare che esista un mondo reale ed uno digitale. Oggi esiste un mondo unico fatto di interrelazioni sempre più coese tra reale e virtuale.

Come ben descrive in una suggestiva immagine il filosofo Luciano Floridi, siamo nella zona delle Mangrovie, dove il fiume sfocia in mare e l’acqua non è più propriamente dolce, ma allo stesso tempo non è ancora del tutto salina, e lì si sviluppa una fauna ed una flora peculiare. Allo stesso modo anche noi siamo nel mondo delle Mangrovie e dobbiamo imparare a viverci.

In questo mondo è fondamentale ricomporre la frattura tra Umano e Tecnologico. Se noi pensiamo che siano due cose disgiunte facciamo un grande errore. Così come va ripensata la relazione complessa tra naturale ed artificiale. Altro fenomeno importante è la fusione della cultura scientifica con la cultura umanistica. Ciò è alla base della struttura di questi modelli di funzionamento della società, a cui le istituzioni preposte alla formazione ed all’educazione dovranno prepararci.

In questo senso diviene fondamentale promuovere una educazione critica alla complessità ed allo sviluppo di un forte senso di responsabilità.

Occorre non confondere complessità con complicazione. Ciò che è complicato si può semplificare, e ben venga questa azione. Ma ciò che è complesso non si può banalizzare nel tentativo di ottenere risposte immediate o demagogiche. Questo mondo delle mangrovie è un mondo complesso ed a ciò dobbiamo essere preparati. Occorre andare a sviluppare una educazione critica a questa complessità e riaffermare il senso di responsabilità di ciascuno.

Si sta passando da una cultura di fiducia verso il brand, la marca, ad una fiducia basata sull’algoritmo e sul suo funzionamento. Ma qui si apre un enorme problema di trasparenza e di leggibilità del funzionamento degli algoritmi. A differenza della Legge che codifica in modo esplicito le regole ed il comportamento da tenere, il modus operandi ed i criteri con cui sono scritti gli algoritmi di Intelligenza Artificiale non sono né pubblici né facilmente decifrabili. È di fronte a ciò che si apre un enorme questione etica.

Tra gli attori principali che dominano tali tecnologie, gli Statunitensi hanno di fatto delegato lo sviluppo delle stesse ai privati (le grandi Corporation: Microsoft,Amazon,Google,IBM), mentre l’altro attore , la Cina , ha di fatto nazionalizzato sotto uno stretto controllo statale lo sviluppo tecnologico.

Qui forse si apre una terza via di opportunità per l’Europa: Imporre una questione di sviluppo etico degli algoritmi di Intelligenza Artificiale, a vantaggio della cittadinanza mondiale, ispirata ai valori fondanti della nostra civiltà, che faccia perno sulle caratteristiche di :
·       Azione e sorveglianza umane
·       Robustezza e sicurezza
·       Riservatezza e governance dei dati
·       Trasparenza
·       Diversità, non discriminazione ed equità
·       Benessere sociale e ambientale
·       Responsabilità intesa anche come accountability.