martedì 19 gennaio 2021

QAnon: che cos'è e che cosa rivela

QAnon = Che cos’è e che cosa rivela

 

(Il programma per salvare il mondo)

Jake Angeli alias “lo sciamano”, personaggio del suo sicuramente dimenticabile, è invece ormai entrato nella storia, come una delle immagine simbolo dell’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 Gennaio


Ma Jake Angeli è anche un personaggio emblematico della vasta schiera, americana ma non solo, di convinti aderenti e accesi sostenitori di un sito Web che merita di essere meglio conosciuto e preso in considerazione. Parliamo di “QAnon” che, nato pochissimi anni fa, si è immediatamente diffuso, nel mondo incontrollato della Rete, in modo inaspettato e preoccupante, mettendo a nudo la pericolosa influenza del Web e la collegata esistenza di ampie fasce dell’opinione pubblica facilmente catturabili e reclutabili da teorie assolutamente inverosimili alla prova di un minimo buon senso. Una spia di allarme che merita molta attenzione perché dimostra quanto fragili siano le basi delle attuale democrazia, e quanto sia deprimente, e strumentalmente efficace, il livello culturale e civile di una parte rilevante dell’estrema destra mondiale. Ed è quindi utile approfondirne la conoscenza. Lo facciamo in questo post affidandoci all’articolato racconto che di QAnon fa Wu Ming 1 (Wu Ming è un collettivo di scrittori, tutti individuati da un semplice numero, che da diversi anni pubblica coinvolgenti romanzi che abbinano indubbie capacità narrative con una forte attenzione a problematiche sociali, storiche, politiche) - pubblicato a Settembre 2020 sul sito “Internazionale”, ma ancora attuale e completo fatta la tara, per fortuna, ai passaggi in cui Trump è ancora il Presidente. Da questo articolo/inchiesta, molto lungo, abbiamo estrapolato la parti più specificamente riferite a QAnon, per chi fosse interessato a quelle che analizzano la propensione individuale e collettiva al “cospirazionismo” rimandiamo alla sua versione integrale leggibile nel sito “Internazionale”. Segue poi un estratto di un documento dell’ANPI nazionale, consultabile nella sua interezza nel sito “Patria Indipendente”, relativo sulla presenza di QAnon in Italia. Come se si trattasse di una “Parola del mese” iniziamo da una sorta di descrizione da dizionario di questo termine

QAnon è una teoria del complotto di estrema destra secondo la quale esisterebbe un'ipotetica trama segreta organizzata da un presunto Deep State (identificabile in alcuni poteri occulti) colluso con reti di pedofilia a livello globale, con oscure pratiche ebraiche e con cabale occulte, sorta per agire contro l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump al fine di assumere il potere con l'obiettivo di creare un nuovo ordine mondiale. La sua diffusione ha inizio nel 2017 con la nascita di un sito on-line, i cui fondatori sono ancora oggi sconosciuti, che ha iniziato a pubblicare presunte informazioni riservate reperite in archivi top secret del governo americano, il che spiega la scelta del suo nome: Q, si riferisce alla “Q clearance” il presunto livello massimo di secretazione degli archivi statunitense, che in realtà risulta essere utilizzato dal solo Dipartimento dell’energia, e da Anonymous, anonimo.

        IL MONDO DI QAnon              

Articolo di Wu Ming 1, scrittore, pubblicato in due puntate a Settembre 2020 sul sito on-line “Internazionale” – Prima puntata

“Amici che con grande convinzione sostenevano Black lives matter e andavano ai cortei, persone preoccupate per il cambiamento climatico, perfino una collega infermiera che durante un picco di contagi da covid lavorava con me in terapia intensiva… All’improvviso, tutti si sono messi a condividere le stronzate di QAnon, soprattutto roba su pedofilia, adrenocromo e cerchie di pedofili satanisti. A quanto ne so, sono persone che si dicono ancora liberal, progressiste, di sinistra, e davvero non capisco come possano essersi fatte risucchiare così rapidamente. Parlo di gente sui 25 anni, che prima appoggiava Bernie Sanders e adesso ripubblica i rigurgiti di QAnon. Che diavolo sta succedendo?”. È un messaggio apparso ad Agosto nel forum QAnonCasualities di Reddit, luogo di informazione e mutuo appoggio per chi ha perso familiari o amici, caduti nella “buca del coniglio” e non ancora riemersi. Rabbit hole, come in Alice nel paese delle meraviglie: così è chiamato l’ingresso nel mondo QAnon. Dove non ci sono meraviglie ma storie di bambini prigionieri, stuprati, dissanguati per ottenerne un elisir di lunga vita. Lunga vita per chi? Per i malvagi nemici di Donald Trump, l’eroe che libererà quei bambini – anzi, li sta già liberando – e salverà il mondo. Il 2020, anno di pandemia e narrazioni tossiche, e circoli viziosi tra la prima e le seconde. Anno in cui QAnon è cresciuto a dismisura e finalmente ci si è accorti del pericolo. Anche in Europa, soprattutto in Germania e in Francia. Perfino in Italia, con un ritardo di due anni, è suonato qualche allarme. Con ogni probabilità partito come una burla, QAnon sta giocando un ruolo importante nella campagna elettorale americana, sta mettendo in difficoltà gli amministratori delle grandi piattaforme social ed è a tutti gli effetti una rete – o una setta, a cult, come sempre più spesso è definito – globale. Del tema mi sono occupato più volte. In particolare, nell’ottobre 2018 ho scritto un’inchiesta in due puntate dove segnalavo le strane risonanze tra QAnon, le controinchieste sugli “abusi rituali satanici” condotte dal Luther Blissett project negli anni novanta e il romanzo Q, uscito in Italia nel 1999 e pubblicato negli Stati Uniti cinque anni dopo. Nel 2019 il fenomeno è sembrato calare di intensità. In realtà ha continuato a estendersi e a ramificarsi. Poi sono arrivati il nuovo coronavirus e i lockdown. La situazione si è evoluta e aggravata, ed è necessario rifare il punto.Nella prima puntata di questa nuova inchiesta racconterò che cos’è, cosa dice e come si diffonde QAnon oggi, spiegando anche perché ritengo che “teoria del complotto” sia un’espressione inadeguata. Nella seconda puntata chiarirò alcuni punti su complotti, destra e sinistra, poi esplorerò quelle che ho chiamato le “cinque dimensioni di QAnon”. A quel punto racconterò di come pandemia, infodemia (nostra Parola del mese di Dicembre 2020)  e isolamento fisico abbiano creato il contesto perfetto per la nuova fase di QAnon e la sua crescita tumultuosa. Da lì passerò a un compendio sulla situazione in Italia e in altri paesi europei. Soprattutto, tratterò la questione che ritengo più importante: il nocciolo di verità che sta dentro ogni fantasticheria di complotto. Quali sono le verità che QAnon distorce e perverte?

La Cabal e chi ne fa parte

QAnon venera Donald Trump, che spesso chiama con il nome in codice Q+. Nel mondo visto dalla buca del coniglio, Trump ha risposto per amor di patria a una chiamata del Pentagono e ha accettato di diventare Presidente per combattere una lotta senza quartiere – segreta, anche se commentata da milioni di persone su Facebook – contro un governo mondiale occulto di pedofili satanisti, la cosiddetta Cabal. Si pronuncia con l’accento sulla seconda a. La Cabal ha preso il potere negli Stati Uniti dopo l’uccisione di John F. Kennedy e da allora controlla il deep state (stato profondo), con l’eccezione delle forze armate. Questo dovrebbe sollevare dubbi su cosa significhi “controllare lo stato profondo”, ma andiamo avanti. La Cabal ha espresso tutti i presidenti prima di Trump, compresi Ronald Reagan e i due Bush. Della Cabal fa parte ogni avversario politico di Trump, da Barack Obama e sua moglie Michelle – che secondo QAnon è una transgender, cioè “un uomo”, il che fa di Obama “un frocio” – alle odiatissime Nancy Pelosi e Hillary Clinton – che secondo QAnon letteralmente divora neonati, per giunta filmandosi mentre lo fa – fino ai movimenti Black lives matter e Antifa. Appartengono alla Cabal anche celebrità come Tom Hanks, Céline Dion, Oprah Winfrey, Marina Abramović e Beyoncé, oltre agli immancabili George Soros e Bill Gates. Secondo QAnon, a essere precisi, Obama e Clinton sono già stati arrestati, rinchiusi a Guantanamo e giustiziati. Quelli che vediamo sono cloni. Non si spiega, però, come mai questi cloni continuino a dire e fare le cose di prima, tra cui attaccare Trump alla convention nazionale del Partito democratico. Tanto valeva tenersi gli originali, no? Hanks invece ha tentato di sfuggire alla giustizia prendendo la cittadinanza greca perché, a detta di QAnon, “la legge greca considera la pedofilia una semplice disabilità”. Piano fallito: l’attore è stato arrestato da agenti di Trump ed è recluso in un hotel australiano con un bracciale elettronico alla caviglia. Se sembrano solo idiozie buone per farsi due risate, anticipo che sulla spinta di tali idiozie si è sparso odio – anche razziale – a fiumi, si sono commessi attentati e incendi negli Stati Uniti e si è perpetrata una strage a poca distanza da casa nostra, in Germania. Non solo: alle elezioni americane del 3 novembre potremmo vedere credenti in QAnon conquistare seggi al congresso. Particolare accanimento è riservato a una pizzeria di Washington Dc, il Comet Ping Pong, già al centro di un groviglio di calunnie chiamato Pizzagate. Nell’inchiesta del 2018 ne ho ricostruito la genesi. Il Comet Ping Pong – molto popolare in città e punto di riferimento della cultura Lgbtq+ – è descritto da QAnon come covo di satanisti e luogo di prigionia di bambini, per questo ha subìto un’incursione a mano armata  e un tentativo di incendio, e il proprietario James Alefantis, gay dichiarato, riceve continue minacce di morte. Di recente le fantasticherie sui bambini rinchiusi e torturati nel Comet Ping Pong hanno ricevuto il sostegno del cantante britannico Robbie Wiliams. Su entrambe le sponde dell’Atlantico troviamo vip che promuovono una o più storie provenienti dal mondo QAnon. Si tratta perlopiù di have-beens, artisti sul viale del tramonto che grazie ad alterchi sui social network o dichiarazioni shock possono ancora far parlare di sé: l’attore James Woods, che è uno dei più aggressivi sostenitori di Trump; la comica Roseanne Barr, la cui sitcom è stata cancellata dalla rete Abc per via di sue esternazioni razziste; l’ex pornostar Jenna Jameson. Domanda da tenere in mente per la prossima puntata: perché QAnon non addita come membri della Cabal Mark Zuckerberg, che possiede e controlla la più grande macchina comunicativa del pianeta, e Jeff Bezos, capo supremo di Amazon e uomo più ricco del mondo?


Il guru virtuale, i suoi seguaci

La comunità dei credenti ottiene informazioni facendo “ricerca”, cioè interpretando le notizie del giorno alla luce dei messaggi criptici inviati da un certo Q, a volte definiti Qcrumbs (briciole di Q), più spesso Qdrops (gocce di Q). Q si spaccia per un ufficiale dell’intelligence o un alto funzionario governativo, incaricato da Trump e dal Pentagono di allertare il mondo su quanto sta per succedere: the Storm (la Tempesta), cioè l’arresto e l’esecuzione di massa di tutti i membri della Cabal. Secondo molti seguaci di QAnon, dietro la firma Q si nasconderebbe John Fitzgerald Kennedy Jr., noto anche con il nomignolo John-John. Ufficialmente morto in un incidente aereo nel 1999, in realtà è vivo e vegeto e – per motivi non chiariti – nemico di quel Partito democratico del quale era un importante uomo-immagine e “delfino”. Tra poco John-John si svelerà pubblicamente, dichiarando il proprio sostegno a Trump. Secondo alcuni, diventerà addirittura vicepresidente al posto di Mike Pence. I messaggi di Q sono apparsi per la prima volta nel 2017 sul forum 4chan, celebre luogo di incubazione dell’alt-right (la cosiddetta destra alternativa) e di altre correnti di estrema destra americane. Nel 2018 il presunto whistleblower si è trasferito su un sito ancora più estremo, 8chan. Tra aprile e agosto 2019 8chan è stato usato per annunciare, diffondere in streaming e rivendicare tre stragi razziste: quella alla moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda; quella alla sinagoga di Poway, California; e quella all’ipermercato Walmart di El Paso, Texas. Nel complesso, 74 morti e 76 feriti. Sotto pressione, il sito ha chiuso nell’agosto del 2019 ed è riapparso a settembre con il nome 8kun. 8kun è tuttora il sito dove Q pubblica le sue “profezie” in esclusiva. Proprietario di 8kun è l’imprenditore di estrema destra Jim Watkins, padrone di un’azienda suinicola nelle Filippine, dove risiede. L’amministratore di 8kun è suo figlio Ron. È molto diffusa la convinzione che, almeno a partire dal 2018, dietro il personaggio di Q ci sia uno dei Watkins, oppure entrambi. Ci sono indizi di natura tecnica e c’è la testimonianza di un “pentito”, Fredrick Brennan, fondatore di 8chan ed ex collaboratore di Jim. Averne la conferma può essere utile, ma non è più dirimente: da tempo il fenomeno QAnon è autonomo da Watkins e da chiunque lo abbia gonfiato per trarne vantaggi e profitti. La maggior parte dei credenti non è mai stata su 8kun: è caduta nel rabbit hole stando sui social, trascinata dai suggerimenti automatici di Facebook e You Tube, spesso dopo aver condiviso materiali in apparenza neutri, senza sapere che erano targati QAnon. Inoltre, le farneticazioni e calunnie più odiose non provengono direttamente da Q. Sono il risultato delle “ricerche” compiute da un’armata di mestatori sparsi in rete.


“The great awakening”: Trump signore del mondo

Il giorno in cui scatenerà la Tempesta, Trump oscurerà ogni mezzo d’informazione mainstream – tv, radio, siti di giornali – e parlerà alla nazione tramite il Sistema di trasmissione d’emergenza (Ebs), progettato per raggiungere i cittadini in caso di guerre, calamità o altri eventi straordinari. E cosa dirà agli americani? Annuncerà il Grande risveglio, la costruzione di una nuova società comandata da lui e dai militari. “Abbiate fiducia nel piano”, dice uno dei più noti slogan di QAnon. Fiducia in Trump e nei “cappelli bianchi”, cioè i buoni, contrapposti ai “cappelli neri” dello stato profondo. Abbiate fiducia, la Tempesta è imminente. E colpirà anche fuori dai confini. I credenti europei si augurano un’invasione americana dei loro paesi. Curioso auspicio, dato che molti provengono da ambienti saturi di antiamericanismo. La giustificazione è che l’imperialismo yankee è espressione della Cabal. È per colpa sua se gli Stati Uniti sono cattivi. Trump li redimerà, e dopo la Tempesta saranno buoni. Dovremmo dedurne che prima della morte di JFK – momento in cui i satanisti pedofili presero il potere – gli Stati Uniti non erano imperialisti. È una conclusione sensata, se si lasciano da parte la dottrina Monroe sull’America Latina (definita “il nostro cortile di casa”), la politica del “grosso bastone” di Teddy Roosevelt, la guerra di Corea, il golpe in Guatemala nel 1954 e diverse altre pagine di storia. Nel mondo “risvegliato”, sostengono i credenti, Trump fornirà energia gratis a tutti, grazie a una tecnologia ultramoderna ancora segreta, ma della cui esistenza sono edotti milioni di commentatori sui social network. Nel mondo reale, invece, Trump è legato a doppio filo alle industrie del carbone e del petrolio, delle quali tutela gli interessi fin dentro il Circolo Polare Artico.


Bambini-talpa e adrenocromo

Il 14 febbraio 2020 un tedesco di 43 anni di nome Tobias Rathjen carica su YouTube un video nel quale si rivolge ai cittadini statunitensi, denunciando l’esistenza sotto i loro piedi di “basi militari sotterranee dove si adora il diavolo e si uccidono i bambini”, e invitando ad agire per liberare i piccoli. Rathjen è un uomo solitario che vive con la madre ad Hanau, città di quasi centomila abitanti a poca distanza da Francoforte. Ha simpatie di estrema destra, ma non appartiene ad alcuna organizzazione. Trascorre le giornate online, leggendo di QAnon e altre fantasie di complotti planetari. Non è precisamente un “qultista”, perché non adora Trump, anzi, lo accusa di essere un plagiario, di avergli “rubato le idee”. Tuttavia crede ad alcuni elementi centrali della narrazione QAnon. La sera del 19 febbraio, Rathjen esce di casa, entra in due narghilè bar e apre il fuoco con una pistola semiautomatica, uccidendo nove persone e ferendone cinque, dopodiché rientra, uccide sua madre e si suicida. “Deep underground military bases”. L’acronimo è Dumb, che i credenti in QAnon scrivono sempre con i puntini di abbreviazione: D.u.m.b.. Nel suo uso più comune l’aggettivo vuol dire stupido, ma qui sembra avere l’altro significato, il più antico: “Incapace di parlare”. Come in “struck dumb by fear”, ammutolito dalla paura. Possibile che Trump stia combattendo la più grande battaglia del secolo in segreto? I seguaci di QAnon credono che lo stato profondo – qui la metafora diventa letterale – tenga milioni di bambini prigionieri nelle D.u.m.b., dopo averli rapiti o fatti nascere direttamente lì allo scopo di violentarli, torturarli e bere il loro sangue per trarne una sostanza al tempo stesso psicotropa e ringiovanente: l’adrenocromo. Sono i cosidetti mole children (bambini-talpa). L’ingresso dell’adrenocromo nella cultura di massa si deve a un excursus satirico di Hunter S. Thompson, contenuto nel suo libro più famoso Paura e disgusto a Las Vegas (1971) e messo in scena nell’omonimo film di Terry Gilliam (1998). Nel romanzo, il Dr. Gonzo mostra al suo amico Raoul Duke una boccetta di adrenocromo e dice che al confronto la mescalina “sembra ginger beer”. Nella conversazione che segue, veniamo a sapere che l’adrenocromo “non si può comprare”, si può solo estrarre “dalla ghiandola surrenale di un corpo umano vivo”. Al Dr. Gonzo lo ha dato “uno di quei freak satanisti”, che gli ha anche “offerto sangue umano”. Qui, come in altri passaggi del libro, Thompson si prende gioco dell’isteria seguita ai delitti della family di Charles Manson e delle leggende macabre che, negli Stati Uniti dei primi anni settanta, circondavano il declino del sogno hippy. In realtà, l’adrenocromo è una sostanza molto più banale e facile da reperire. Per prima cosa, va chiarito che l’adrenalina si può sintetizzare in laboratorio. Non è una novità: l’enciclopedia Treccani lo spiegava già nel 1929. Dall’ossidazione dell’adrenalina si ottiene l’adrenocromo, un cui derivato, il carbazocromo, è usato come farmaco per l’epilessia, ma anche per fermare le emorragie e curare le emorroidi. I farmaci a base di carbazocromo sono prodotti in molti paesi compresa l’Italia e si trovano in commercio con vari nomi – Adona, Fleboside, Anaroxyl, Medostyp – senza bisogno di seviziare e dissanguare bambini. Li prescrive il medico di base. L’adrenocromo è un perfetto esempio di elemento narrativo che non figura nelle comunicazioni di Q. Proviene dal “lavoro d’indagine” della comunità dei credenti. Tale “indagine”, a ben vedere, è consistita solo nel recuperare vecchio ciarpame e propinarlo per nuovo. Al fondo c’è la sempiterna “accusa del sangue”, in circolazione da quasi duemila anni, prima scagliata dai romani contro i cristiani, poi dalla chiesa contro i “perfidi giudei”. I cattolici più reazionari venerano ancora “San Simonino”, bimbo che credono ucciso – e dissanguato a scopo rituale – dagli ebrei di Trento nel 1475. Ma torniamo alle basi sotterranee. Nella primavera 2020, con la copertura dei lockdown statali, Trump avrebbe dato il via a operazioni militari per liberare i bambini-talpa. A dire il vero, Trump ha attivamente avversato quei lockdown e fomentato proteste contro i governatori che li avevano decisi. Per QAnon era tutto un diversivo, parte della geniale “partita di scacchi a quattro dimensioni” che il presidente gioca dal 2016. L’operazione più grossa, denominata Q-force, ha avuto luogo nell’aprile scorso al Central park di New York. L’ospedale da campo allestito nel parco era in realtà un avamposto militare. Nascosto dalle tende, l’esercito – o, secondo altre versioni, forze speciali della marina – è sceso lungo un tunnel, ha raggiunto una D.u.m.b. e l’ha presa d’assalto liberando migliaia di bambini, subito portati su navi-ospedale segrete. Alcuni di loro soffrono di gravi deformità per non aver mai visto la luce del sole. Infine, gli eroici cappelli bianchi hanno fatto saltare la base, facendola crollare sui cappelli neri rimasti dentro. Central park. Fin dal nome uno dei luoghi più importanti e iconici di una delle più affollate città del mondo. Un ospedale da campo visibile da centinaia di finestre sulla Fifth avenue. Tende da cui escono migliaia di bambini, scortati da militari e caricati, si presume, su decine di veicoli. Un’operazione certamente durata molte ore, con grande dispiego di uomini e mezzi, e culminata con una grande esplosione sotterranea. Eppure, nessuno ha visto né udito niente. Non importa: in tutto il mondo i credenti hanno celebrato il successo della missione. Perfino su alcuni siti italiani, con il rilancio da parte di personaggi come Alessandro Meluzzi.


Il Trump di QAnon e quello vero

Possibile che Trump stia combattendo la più grande e nobile battaglia del secolo in segreto, senza vantarsene ogni giorno? Se questa faccenda fosse vera, da tempo avremmo centinaia di foto di Trump in posa a pollici alzati accanto ai bambini-talpa. Accanto a quelli non deformi, quantomeno: il presidente non ha la reputazione di uno che ama i disabili. Diciamolo: se c’è uno che ha imprigionato bambini, quello è Trump. Nella primavera 2018, per esibire il pugno di ferro contro l’immigrazione clandestina, la sua amministrazione ha separato migliaia di bambini dai loro genitori e li ha chiusi in centri di detenzione federali, spesso abbandonandoli a se stessi, in condizioni che le organizzazioni per i diritti umani hanno più volte denunciato. A tutt’oggi non vi sono certezze sul numero di minori rinchiusi, quindi nemmeno su quanti siano stati riconsegnati alle famiglie. Stando ai dati ottenuto dall’American Civil Liberties Union, nell’ottobre 2019 almeno 120 bambini dovevano ancora riunirsi ai genitori. Un analogo capovolgimento della realtà si è verificato con il caso del miliardario Jeffrey Epstein, il cui arresto per numerose violenze sessuali, anche su minori, è stato integrato nella narrazione di QAnon come indiscutibile conferma dell’esistenza della Cabal. Trasformata in arma, la vicenda di Epstein è stata usata contro i nemici di Trump. I credenti si sono ben guardati dal puntarla contro Trump stesso, che pure di Epstein si diceva grande amico. Trump ha frequentato Epstein intensamente, in anni in cui già si parlava della sua predilezione per le ragazzine. Dopo l’arresto del magnate e alla vigilia del suo suicidio in carcere, è riemersa una dichiarazione di Trump del 2002:

….Conosco Jeffrey da quindici anni. Un tipo fantastico. Stare con lui è molto divertente. Si dice addirittura che gli piacciano le belle donne almeno quanto piacciono a me, e molte sono sul giovane andante. Non c’è dubbio: Jeffrey se la gode, la sua vita mondana…..

La dissonanza cognitiva fra Trump come lo descrive QAnon e Trump com’è davvero è compensata con vari espedienti. Nel caso della sua amicizia con un predatore seriale di minorenni, si arriva ad anticipare di molti anni la “chiamata dell’eroe”: ben prima di diventare presidente, Trump agiva già “sotto copertura”, infiltrato in certi ambienti per indagare sulla Cabal. Come ha scritto Meagan Day Trump “è affascinato da qualunque storia lo abbia come protagonista”. Fin dal primo momento è apparso lusingato dal ritratto che ne dipingeva QAnon. Non solo non ha mai preso le distanze da quella narrazione, ma da anni strizza l’occhio a chi la porta avanti, incurante del fatto che l’Fbi abbia definito QAnon una “minaccia teerroristica interna”. Ha ritwittato centinaia di messaggi di seguaci, accolto nello studio ovale un noto propagandista come Lionel Lebron, e si è congratulato con una credente in QAnon che ha vinto le primarie repubblicane in Georgia, Marjorie Taylor Greene. Non contento, l’ha invitata alla Casa Bianca. Il 19 agosto, durante una conferenza stampa, Trump ha definito i credenti in QAnon “persone che amano il loro paese”. Una cronista gli ha fatto notare che QAnon lo descrive intento a combattere una cricca di satanisti pedofili. “Sarebbe forse una brutta cosa?”, ha ribattuto lui. “Se posso aiutare a salvare il mondo dai suoi problemi, sono disposto a farlo. E lo stiamo facendo: stiamo salvando il mondo da una sinistra radicale che vuole distruggere questo paese”.

Dei bambini QAnon se ne fotte

La cosiddetta Wayfair hysteria è un perfetto esempio di come QAnon veda pedofili dappertutto, e traffico di bambini per trarne adrenocromo. Nel luglio 2020 la Wayfair, azienda di mobili con sede a Boston, si ritrova bersaglio di accuse incredibili. Guardando il catalogo online, ad alcuni pare strano che certi armadi abbiano nomi di persona. Nomi inusuali per giunta: Aanya, Anabel, Samiyah. Inoltre, gli articoli sembrano davvero troppo costosi, dai diecimila dollari in su. Deve esserci sotto qualcosa. Forse quegli annunci… sono inserzioni per vendere bambini! Durante la ricerca – i consueti due minuti su Google – spuntano notizie di minori scomparsi che hanno proprio quei nomi. Bingo! La cifra indicata è il prezzo del bambino. Per esempio, l’armadio Samiyah, che costa dodicimila dollari, è in realtà Samiyah Mumin, adolescente scomparsa in Ohio nel maggio 2019. Solo che Samiyah non è affatto scomparsa. Si era allontanata da casa per soli quattro giorni. Inferocita, la ragazza pubblica un vide in cui ridicolizza le scoperte degli pseudodetective. Quanto al mistero del prezzo alto, un portavoce della Wayfair dichiara all’agenzia Reuters che sono armadi di stoccaggio, articoli di grandi dimensioni progettati per aziende, più costosi dei comuni mobili domestici. Evocare mostri che violentano, torturano e uccidono bambini funziona sempre. Comunque lo si faccia, un risultato si ottiene. Accusare l’avversario di pedofilia ne modifica l’immagine, anche agli occhi di chi non crede all’accusa. Dopo aver immaginato una scena, non si può tornare indietro e disimmaginarla. La scena di Tizio che violenta bambini rimane in testa anche se razionalmente la si ritiene una calunnia. Si è attivato un frame, una cornice narrativa in cui Tizio è ridotto a mostro, disumanizzato. Se a Q stessero davvero a cuore i bambini, non avrebbe scelto come propria base prima 8chan e poi 8kun. Se invece si agita il tema in modo rumoroso ma generico, non esplicitando le identità degli accusati ma gridando esortazioni come “Salviamo i bambini!”, si può fare proselitismo a largo raggio, cogliendo le persone a difese abbassate. Chi non vorrebbe “salvare i bambini”? È quanto accaduto nell’agosto 2020 con le manifestazioni #savethechildren e #saveourchildren in varie parti degli Stati Uniti. In quei giorni Twitter, Facebook e altre piattaforme avevano cominciato a prendere provvedimenti contro il dilagare di QAnon, bloccando migliaia di profili, rimuovendo pagine e oscurando hashtag. I credenti hanno risposto “annacquando” il proprio messaggio e impadronendosi di un hashtag già esistente. Quando l’organizzazione umanitaria Save the children hapreso le distanze, l’hashtag era ormai ovunque e dava il nome a mobilitazioni dall’aria “innocente”. Accantonando il solito gergo, le sottotrame barocche e i dettagli orripilanti, la setta ha potuto sia aggirare le messe al bando sia agganciare nuovi adepti, che nel giro di pochi giorni hanno cominciato a condividere notizie inventate sulle D.u.m.b., Guantanamo, i cloni e l’adrenocromo. QAnon si riferisce di continuo agli “800mila bambini” scomparsi ogni anno solo negli Stati Uniti. Nel paese vivono 73 milioni di minorenni (dato del 2017), si sta dunque parlando della scomparsa di circa un bambino su cento. Il numero medio di alunni di una scuola primaria americana è 446. Ogni anno scolastico, in ogni scuola del paese dovrebbero scomparire circa quattro alunni. Nel tempo necessario a finire le elementari, che durano cinque o sei anni a seconda dello stato, uno scolaro vedrebbe svanire nel nulla almeno una ventina di compagni. L’inverosimile cifra deriva dalla lettura frettolosa o disonesta di un rapporto in cui si parlava di 797mila segnalazioni di scomparsa. L’insieme comprende anche i casi, per fortuna la stragrande maggioranza, di ragazzi non scomparsi ma soltanto rincasati in ritardo (i genitori molto apprensivi chiamano subito la polizia), oppure fuggiti di casa ma ritrovati o tornati in tempi brevi, com’è accaduto a Samiyah Munin. Altra circostanza che rientra nelle segnalazioni è il rapimento da parte di un genitore non affidatario. Rapimento vero o presunto: anche restare una notte in più a casa di un genitore può far scattare la denuncia da parte dell’altro, se i rapporti sono tesi. Ernie Allen, presidente del Centro nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati (Ncmec) ha dichiarato alla Reuters che oltre il 99 per cento dei minori segnalati come scomparsi tornano a casa sani e salvi. Il problema è semmai a quale casa ritornino, in che condizioni vivano, cosa li abbia spinti a fuggire. A QAnon non può interessare: nella sua narrazione la famiglia è sempre il contesto ideale e gli abusi – come i rapimenti – sono compiuti solo da estranei, anzi, da mostri. Negli Stati Uniti il numero medio di bambini rapiti ogni anno da estranei è 155. Di questi, quelli non ritrovati sono 49. Intendiamoci, anche uno solo sarebbe troppo. Resta il fatto che siamo sideralmente lontani dagli 800mila di cui parla QAnon. Quello del traffico di bambini è un problema reale. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, ogni anno nel mondo undici milioni di bambini sono vittime della tratta di esseri umani. Anche gli abusi sessuali sui minori sono un problema reale. Ma QAnon, con i suoi spauracchi e diversivi, sta screditando questi temi e mettendo bastoni tra le ruote a chi se ne occupa davvero. La KidSafe foundation lo ha scritto chiaro e tondo:

……I promotori di QAnon sono parassiti. Per allargare la loro impronta, guadagnare credibilità e spargere disinformazione, associano il loro messaggio di odio e fanatismo ai nomi di note e stimate organizzazioni, nello specifico quelle che contrastano gli abusi sessuali e la tratta di bambini. Tale strategia minaccia di sminuire le nostre identità, sporcare le nostre reputazioni e danneggiare il nostro buon operato……

Se a Q stessero davvero a cuore i bambini, non avrebbe scelto come propria base online prima 8chan e poi 8kun, dov’è normale trovare materiali pedopornografici, a volte già sull’home page. Per dirla con la storica Margaret Peacock, “nel mondo della propaganda, non importano mai i bambini veri. Importa ciò che i bambini rappresentano… Se vuoi istigare azioni violente, il modo di farlo è attraverso l’odio e la paura. Una volta che hai preso di mira un insieme di persone e le hai etichettate come pedofile, puoi fare loro tutto quel che vuoi”. QAnon non è un movimento contro la violenza sui minori, ma una fantasia sull’instaurazione di un regime totalitario e lo sterminio dei nemici. Nemici il cui novero è destinato ad allargarsi sempre di più, fino a includere chiunque dubiti di QAnon.

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Seconda puntata

Pochi giorni dopo la prima puntata di quest’inchiesta, anche la testata americana Buzzfeed ha concluso che definire QAnon conspiracy theory è inadeguato. D’ora in poi i suoi giornalisti la chiameranno collective delusion, traducibile con delirio collettivo, a segnalare che siamo ben oltre semplici illazioni e teorie infondate. È una scelta rischiosa: non solo l’uso del linguaggio della psichiatria fuori dal suo ambito specifico asseconda la crescente patologizzazione e medicalizzazione della società e della vita, ma se l’intento è recuperare persone cadute nel rabbit hole (buca del coniglio), dire loro che sono delusional, che stanno delirando, può essere controproducente e irrigidirle nelle loro credenze. Detto ciò, è innegabile che la narrazione di QAnon sia un’allucinazione condivisa. La domanda è: condivisa da quante persone? Secondo un sondaggio dell’Istituto americano CIVIQ, pubblicato i primi di settembre e subito citato in molti articoli, il 16 per cento degli statunitensi dichiara di ritenere quel che dice QAnon mostly true (in gran parte vero); considerando solo i bianchi non-ispanici, il dato sale al 19 per cento; restringendo il focus agli elettori repubblicani, schizza addirittura al 33 per cento; tra i democratici si ferma al 5 per cento, dato comunque rilevante se ricordiamo di quale narrazione stiamo parlando. Se il campione interpellato è rappresentativo, a definire QAnon mostly true sono circa 52 milioni di persone.

Il dato suona implausibile, la risposta potrebbe essere meno univoca di quanto sembri e ogni sondaggio d’opinione va preso con le pinze. Quello di Civiq prevedeva anche l’opzione “alcune parti (della narrazione di QAnon) sono vere”. Risposta data da un altro 16 per cento degli interpellati, ma talmente vaga da risultare inservibile. Tutte le fantasticherie di complotto includono elementi di verità e QAnon non fa eccezione: il traffico di bambini esiste, gli abusi sui minori idem, la politica americana è influenzata da lobby e potentati vari, gran parte dell’informazione mainstream serve interessi politici ed economici, alcuni divi di Hollywood fanno parte di culti ammantati di segretezza (si pensi a Scientology), eccetera. Su queste premesse di verità QAnon innalza cattedrali gotiche di panzane. Chi ha risposto “some parts are true” a che si riferiva, alle premesse o alle panzane? Sondaggi impostati così servono a poco. A ogni modo, non saranno 52 milioni, ma che la setta abbia milioni di seguaci è plausibile. Secondo il ricercatore canadese Marc-André Argentino, che ha studiato a lungo un campione di 179 gruppi Facebook dedicati a QAnon, da marzo a luglio 2020 il numero di iscritti complessivi è passato da 213mila a un milione e 400mila. Un aumento del 600 per cento. E stando a un’inchiesta interna di Facebook, alla metà di agosto 2020 – pochi giorni prima di una loro parziale messa al bando – i gruppi QAnon avevano in totale tre milioni di iscritti. QAnon non fa proseliti solo tra persone ignoranti o stupide o con problemi di salute mentale. Porre la questione in questi termini è un grave errore. Altrettanto sbagliato è credere che la setta recluti solo a destra, tra fascisti e reazionari vari. Istruzione, intelligenza, sanità mentale, appartenenza alla sinistra: nulla di tutto questo rende automaticamente immuni a QAnon. Un altro termine ambiguo e poco utile è irrazionale. Le idee che si formano nella testa di un credente in QAnon sono senz’altro irrazionali nei contenuti, basate su connessioni del tutto illogiche, ma il modo in cui si formano segue logiche precise. È il risultato di come funziona la nostra mente in certe condizioni.

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Postilla
In questa sede non è stato possibile approfondire molti aspetti. Perché la Germania è il peggior focolaio di QAnon nel vecchio continente, e quali sono le implicazioni per il resto d’Europa? Quali sono i nuclei di verità delle fantasticherie di complotto sul covid-19 e come ripartire da quei nuclei per evitare che malessere e rabbia siano catturati dal cospirazionismo? Sono domande cruciali. Rispondere è urgente, ed è un compito di tutte e tutti noi


Su QAnon e le fantasticherie di complotto Wu Ming 1 sta scrivendo il libro La Q di qomplotto (Edizioni Alegre, gennaio 2021).

 

QAnon, l’onda in Italia

Gruppo di lavoro “su neofascismo e web” di Patria Indipendente – sito ufficiale di ANPI Italia - Anche nel nostro Paese fa presa la teoria del complotto. Una mappa per orientarsi

QAnon in Italia è ancora un fenomeno poco diffuso, ma non irrilevante tant’è che ha raggiunto, come vedremo, vari personaggi della politica e della cultura.Questa estate i social network più famosi hanno operato una bonifica che ha portato Facebook a limitare fortemente il fenomeno, ma non a sconfiggerlo. Alcuni gruppi sono sopravvissuti, come Q PARMA SOSTIENE IL CAMBIAMENTO con oltre 1300 membri, e naturalmente ci sono tentativi di tornare sulla piattaforma: ad esempio a fine settembre è stata riaperta la pagina Qresearch.it,  stessa cosa per l’account Guglielmo Veleno, di cui diremo successivamente. Twitter da parte sua ha chiuso migliaia di account, ma l’operazione è stata molto parziale e, in particolare nel nostro Paese, la bolla di QAnon è stata quasi del tutto salvata. Anche YouTube, TikTok, Instagram e altri hanno operato in questo senso, ma il principale luogo “social” usato da QAnon in Italia al momento rimane Twitter.
A livello globale, soprattutto nel mondo anglosassone, ciò ha indotto qanonisti e varie frange dell’alt-right a dirottare verso altre piattaforme social, soprattutto Parler, ma pure Rumble, MeWe e Gab. Mentre Amazon è tutt’ora un paradiso per QAnon, sulla grande piattaforma di vendita online si trovano decine di libri e centinaia di gadget a tema. Abbiamo quindi cercato tutti gli account pubblici dei seguaci di lingua italiana di QAnon su Twitter e ne abbiamo mappato le relazioni per comprenderne le priorità e per verificare quali siano gli attori principali. Vista la forte connessione con Donald Trump, abbiamo operato in maniera da identificare i seguaci di QAnon, separandoli dai semplici sostenitori del presidente che a breve dovrà lasciare la Casa Bianca, anche se particolarmente accesi, anche se in parte influenzati da alcune parole d’ordine provenienti dall’ambito QAnon. In pratica abbiamo censito solamente coloro che manifestano in maniera esplicita adesione a QAnon. Per intenderci: non abbiamo incluso chi semplicemente condivide materiale relativo a QAnon. 

La mappa include 254 account ed è naturalmente solo un primo approssimato tentativo di rappresentare la rete QAnon italiana su Twitter. Oltre a quello che emerge come lo snodo centrale di QAnon in Italia, ovvero ItalyQ, troviamo Maurizio Gustinicchi, opinionista economico di Canale Italia che questa estate ha promosso un “Comitato nazionale spontaneo” che ha il seguente logo


Gustinicchi è un prolifico diffusore di notizie fasulle, come quando ha cercato di  vittima dei pedofili di Cabal spacciare le foto di una bambina di Gaza ferita dalle bombe. E come il seguente post ripreso da QAnon USA

Il degrado fisico di Céline Dion, dovuto alla scarsità di adrenocromo dopo l’arrivo al potere di Trump.

Segue Patrizia Rametta, candidata al consiglio comunale di Siracusa per la Lega nel 2018, non risultando però eletta. Nota per aver diffuso informazioni false su Alessandra Vella, la giudice che trattava il caso Sea-Watch 3 e ha firmato la liberazione di Carola Rackete. Quello di Rametta è l’account che ha più follower, oltre 38.000, molti più di Gustinicchi (16.500) e ItalyQ (13.000). A seguire Veleno Q che tramite il sodale Sandro Semper Fidelis è protagonista di un intervista rilasciata a fine ottobre a TPI. In particolare Veleno Q è l’organizzatore di una serie di canali Telegram in italiano a tema QAnon. Infine c’è SOLDATO DIGITALE 17, che ha anche pensato a monetizzare la sua passione, aprendo un piccolo shop online di tazze, magliette ed altri prodotti dedicati a Q. Come si può osservare dai nomi degli account già citati e come ci si aspetta da un gruppo con caratteristiche iniziatiche, che tende a separarsi dal resto del mondo in quanto portatore di una verità non ancora palese agli altri, vi sono parole e simboli che gli sono propri.
Oltre all’atteso Q e alla bandiera USA risalta la tripla stella, testimonianza di sostegno al Generale Michael Flynn, controverso consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump che ha più volte dato segnali di vicinanza a QAnon. Emergono anche il numero 17 (l’anno di inizio per QAnon è appunto il 2017), l’acronimo WWG1WGA (“where we go one, we go all”, una sorta di “tutti per uno e uno per tutti”) e una miriade di altri riferimenti di maggiore o minore fortuna radicati in questo ambiente.

QAnon e genere

Per 203 dei 254 account è stato possibile assegnare un genere, tramite il nome o la foto del profilo. 79 di questi sono femminili, ovvero il 38.9%, ma se ci limitiamo a guardare le prime 20 posizioni della classifica appena vista dei 15 account a cui abbiamo assegnato un genere ben 9 sono femminili. In un ambiente dove, come vedremo fra breve, dominano temi politici della destra e dell’estrema destra questo è un fatto inatteso. Se confrontiamo questo dato con l’utilizzo di Twitter per genere in Italia, con il 38.7% di utenti che si identificano come donne (report di gennaio 2020)si può dedurre una partecipazione paritaria in termini generali a QAnon. E questo sebbene le ricerche su questo tema convergano nell’osservare come gli uomini siano più propensi delle donne a sostenere teorie del complotto a tema medico o politico Aggiungiamo che il gruppo Facebook prima menzionato, Q PARMA SOSTIENE IL CAMBIAMENTO, è gestito da tre donne. La maggiore presenza femminile che osserviamo fra gli account italiani più rilevanti è particolarmente interessante e forse suggerisce un’adesione più intensa, o comunque più a viso aperto, rispetto a quella maschile. Questo è in accordo con quanto ha osservato la BBC, notando come alle manifestazioni londinesi la presenza femminile fosse nutrita e non di rado fossero quasi completamente popolate di giovani donne le prime file dei raduni. In parte le motivazioni di questo attivismo femminile potrebbe essere il risultato di alcune strategie “soft” usate dai QAnon americani che, smorzando la narrazione più estrema e spostandola su una generica lotta alla pedofilia per schivare la chiusura dei propri account sui social network, siano riuscite a raggiungere un pubblico diverso dal consueto mondo dell’alt-right. In particolare lo scippo dell’hashtag “SaveThe Children” alla nota organizzazione internazionale che si occupa dell’infanzia in situazioni di crisi ha generato ambiguità e confusione.Ovviamente questa operazione danneggia le vere organizzazioni che si occupano di violenza e traffico di minori, obbligandole a usare le proprie risorse per difendersi dal profluvio di falsi allarmi. Crediamo che però le dinamiche esatte dell forte partecipazione femminile siano ancora da indagare con cura.

Interessi e temi politici del QAnon italiano

È interessante vedere quali account Twitter non associati alla bolla italiana di QAnon vengano seguiti dai 254 che abbiamo incluso nella nostra ricerca. In particolare vedremo quelli di personaggi pubblici del nostro Paese.Ricordiamo che l’atto del “following” non è automaticamente indice di approvazione, ma certamente lo è di interesse. Naturalmente i più seguiti sono l’account privato e quello istituzionale di Donald Trump, al terzo posto e subito prima di Matteo Salvini (178 dei 254 lo seguono) compare Alessandro Meluzzi (179). Meluzzi, psichiatra, massone, parlamentare di Forza Italia, Udeur e Verdi, poi diacono cattolico, poi ancora primate per un ramo non riconosciuto della chiesa ortodossa. Noto personaggio televisivo, è stato fra i primi che in Italia ha dato credito alle teorie di QAnon, di recente si è esibito in un fotomontaggio del cancello di Auschwitz a tema Covid-19. Meluzzi ha anche ribadito recentemente in un convegno organizzato da Sergio Berlato, europarlamentare per Fratelli d’Italia, che la “psico-info-pandemia”, generata da una grande azienda farmaceutica, sia lo strumento per ottenere un “grande reset” dell’economia mondiale che “consentirà ad un gruppo elitario di una decina di famiglie di governare il mondo” attraverso la distruzione programmata del ceto medio. Segue poi Giulio Occhionero (seguito da 163) ingegnere salito agli onori della cronaca per l’accusa di essersi imposessato illegalmente di milioni di messaggi di posta elettronica di Camera, Senato e vari protagonisti della politica e dell’economia. Trasferitosi negli Emirati Arabi twitta alacremente sulle elezioni statunitensi. Passando dal deputato della Lega Claudio Borghi e dal deputato del gruppo misto Vittorio Sgarbi si incontra il giornalista Cesare Sacchetti. Sacchetti, dopo brevi collaborazioni con Il Fatto Quotidiano e Il Giornale adesso si dedica ad originali teorie su disparati argomenti e alla “vittoria” di Trump alle recenti presidenziali USA. Successivamente incontriamo Daniele Capezzone, che dopo una variegata attività politica adesso è giornalista de La Verità. Sia lui che il giornale sono seguiti da 136 dei 254 qanonisti italiani. Sempre in merito all’informazione troviamo Byoblu, il canale mediatico di “verità alternative” di Claudio Messora, e RadioSavana, l’account noto per diffondere odio e menzogne contro i migranti. Volendoci fermare agli account che riscuotono l’interesse di almeno la metà della bolla QAnon italiana troviamo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (131 follower), i giornalisti Nicola Porro e Mariagiovanna Maglie ed infine il senatore della Lega Alberto Bagnai. Dalla lista che abbiamo scorso è evidente un forte interesse politico verso la destra sovranista, più la Lega che Fratelli d’Italia. Poco oltre nella classifica si incontra l’estrema destra con Francesca Totolo, che scrive per la rivista di CasaPound soprattutto a tema migranti, e lo stesso Simone di Stefano, che di CasaPound è uno dei leader. Compare anche Forza Nuova, ma molto più in basso nella classifica, e questo nonostante la recente accentuata deriva complottista, segno sia della generale situazione di debolezza che coinvolge attualmente le varie formazioni dell’estrema destra neofascista ma in particolare di quella di Roberto Fiore. Ugualmente marginale la presenza di gruppi come il Movimento Sociale Italiano, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore ed altri. Non abbiamo trovato adesioni dirette a QAnon nelle formazioni dell’estrema destra italiana e le volte che il Primato Nazionale se ne è occupato lo ha fatto con un certo distacco. Con ogni probabilità quello che attrae della Lega – e di CasaPound – è il forte ed esplicito sostegno a Donald Trump e la critica con toni accesi alle misure sanitarie prese per contrastare il contagio da Covid-19. Meloni, che sulle elezioni americane ha mantenuto un atteggiamento meno urlato, non suscita lo stesso entusiasmo fra i QAnon.

I tweet della bolla QAnon italiana sono in questi ultimi tempi ingombri di due argomenti: le elezioni presidenziali statunitensi e l’epidemia di Covid-19. A proposito di questo secondo tema è da notare come fra i medici che imperversano su tutti i canali mediatici quello che riscuote di gran lunga il maggior interesse è il professor Giulio Tarro. Medico noto per numerose controversie è divenuto il punto di riferimento dei più critici verso l’uso delle mascherine ed il fautore della strategia dell’immunità di gregge, in opposizione alle conclusioni più ampiamente condivise nella comunità scientifica.

Salvini, l’arcivescovo Viganò e Radio Maria

Matteo Salvini  si è davvero ritrovato a confrontarsi faccia a faccia con dei seguaci di QAnon.
A Bari il 30 agosto l’hanno intercettato, salutandolo e ringraziandolo per poi chiedergli se credeva a Q: lui ha risposto affermativamente. In realtà la visione del video fa sospettare che Salvini, svicolando rapidamente fra i fan, abbia molto semplicemente voluto accontentare l’interlocutore, magari neppure comprendendo cosa gli si chiedesse. Ma questo per i QAnon non ha alcuna importanza, anzi sarebbe nient’altro che una conferma, un atteggiamento di prudenza dovuto alla segretezza dell’argomento, confermato dagli innumerevoli –quanto improbabili – “segni” che Salvini invierebbe loro nascosti nei suoi consueti post con cappellini delle forze dell’ordine o con i caffè mattutini. La fascinazione dei QAnon verso Matteo Salvini non si basa su messaggi nascosti alquanto improbabili, questi anzi sono solo una conseguenza e non la causa. La causa è ovviamente qualcosa di molto più tangibile, ovvero le posizioni politiche espresse nel tempo dalla Lega. Per primo la vicinanza politica e il vero e proprio “tifo” per Trump, ma anche le posizioni altalenanti – che in alcuni momenti sono state di netta avversità – sull’Unione Europea e sulle pratiche di prudenza contro il contagio da coronavirus. Salvini inoltre ha più volte ceduto a tentazioni complottiste. Così come ha fatto Trump anche Salvini non ha esitato ad attingere all’irrazionalità più estrema nel caso gli sia stato politicamente utile. Chi senza mezzi termini parla di “
quest’ora in cui il destino del mondo intero è minacciato da una cospirazione globale contro Dio e l’umanità” è l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. In una lettera a Trump datata 25 ottobre l’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti d’America, parlando della situazione sanitaria determinata dal corona virus, dice “Signor Presidente, lei ha chiaramente affermato di voler difendere la nazione: una nazione sotto Dio, libertà fondamentali e valori non negoziabili che oggi vengono negati e combattuti. Sei tu, caro presidente, che sei “colui che si oppone” allo stato profondo, l’assalto finale dei figli delle tenebre.” e poi “Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state […] “.
L’alto prelato, da tempo immerso in una violenta polemica con Papa Bergoglio, da lui accusato di essere espressione della “chiesa profonda” analoga al “deep state” qanoniano, dopo queste e altre dichiarazioni pubbliche dagli espliciti toni complottisti è naturalmente divenuto un beniamino dei seguaci di QAnon. Padre Livio Fanzaga, storico direttore di Radio Maria, ha esplicitamente abbracciato le teorie di QAnon durante la trasmissione di maggior successo della Radio, che fa un milione e mezzo di ascoltatori ogni giorno ed ha un milione e settecentomila seguaci su Facebook. Il 3 novembre, riferendosi inizialmente ai manager delle grandi aziende ad alta tecnologia della California, dice “
non solo negli Stati Uniti ma anche in altre parti del mondo si arriva a delle perversioni sessuali di cui bisognerebbe vergognarsi solamente a parlarne, cioè il polisesso, le ammucchiate, il poliamore, il cannibalismo! Mangiano la carne di bambini. Io ho fatto ben due video ben documentati su questo. Il satanismo! Che praticano, tant’è vero che la figlia di Clinton, questo lo trovate su internet, fa queste affermazioni che il satanismo è una religione seria. Il grande sforzo che stanno facendo queste lobby per rendere legale il sesso con i bambini! Una roba immonda contro la quale hanno lottato Trump e Putin“. Padre Fanzaga più recentemente ha conquistato i titoli dei giornali con dichiarazioni analoghe a quelle di monsignor Viganò, per le quali la pandemia non è altro che un progetto di élite mondiali luciferine, preparato da tempo e volto alla creazione di un mondo dittatoriale senza Dio. L’uso politico di QAnon negli USA è oramai cosa scontata, dall’appoggio esplicito di Donald Trump all’elezione al Parlamento di alcuni seguaci di Q. Ma nei fatti di cronaca degli ultimi anni anche in Italia ricorre l’uso politico degli abusi sui bambini, non è un caso se negli account che abbiamo indagato si sprecano i riferimenti sul caso che ha scosso l’opinione pubblica nel 2019 e avvenuto a Bibbiano. Dunque, soprattutto dopo che il caso Bibbiano ha monopolizzato parte della campagna elettorale regionale in Emilia-Romagna, non è da escludere una utilità politica dei temi di QAnon in Italia.

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domenica 17 gennaio 2021

Pandemia e cultura - Indagine Confcommercio/SWG

 

Dati e numeri sono elementi fondamentali per raccontare e capire una vicenda pandemica, e così è stato, è, per quella che da ormai un anno ha colpito l’intero pianeta, persino con un eccesso nella loro raccolta e diffusione incontrollata. Un fenomeno che abbiamo analizzato nella “Parola del mese” dello scorso Dicembre: infodemia. I dati ed i numeri raccolti testimoniano al tempo stesso le priorità, i diversi gradi di attenzione, con i quali viene letta la pandemia nel suo insieme. Non stupisce di certo che quelli sanitari, epidemiologici, abbiano la preminenza, e allo stesso modo che subito dopo seguano quelli relativi alle ricadute su economia e disagio sociale. Ma, con l’esclusione di questi due aspetti, sembra prevalere, per tutte le altre componenti del quadro globale delle ricadute pandemiche, una preoccupante carenza di informazioni adeguate. E’ il caso del “mondo della cultura” inteso in senso lato, a noi di CircolarMente ovviamente molto caro. A partire ad esempio dagli stessi dati e numeri dell’impatto sulla scuola, insufficienti o troppo poco analizzati e diffusi, ma ancor più è difficile reperirne per la variegata costellazione di imprese e attività che compongono la “cultura” diffusa del nostro paese. Un primo, significativo, recupero è venuto in questi giorni dall’Osservatorio di Impresa cultura della Confcommercio. Lo pubblichiamo perché, seppure nella sua sinteticità, offre uno spaccato oggettivo di quanto si è verificato in questo mondo nel corso del 2020. Dati e numeri si commentano da sé. E ancora non sono sufficienti: si riferiscono infatti esclusivamente a quanto è successo alle “imprese culturali”. Sfugge ancora il vastissimo mondo dell’associazionismo culturale, e sociale, in gran misura sostenuto dal volontariato, e la sensazione è purtroppo quella che qui si stia verificando un disastro ancora più grave. Sicuramente non è semplice raccogliere dati e numeri riferiti ad un processo per ora in gran parte sotterraneo che riguarda una platea vastissima e difficilmente misurabile di circoli, iniziative di base, momenti di incontro, gruppi eterogenei di varia natura e ispirazione. Inevitabilmente le reali ricadute pandemiche su queste attività, fondamentali per la buona salute della “cultura” del nostro paese ed ormai ferme da un anno intero, potranno essere misurate solo al momento della auspicatissima fine dell’incubo covid.19. La speranza è quella di essere smentiti, di assistere il giorno stesso del via libera ad un rifiorire diffuso e sorridente di un mondo tanto trascurato, sottovalutato, ma essenziale per la salute complessiva del paese. Per il momento i dati ed i numeri della Confcommercio non sembrano indurre a così tanto ottimismo.

          CONSUMI CULTURALI           DIMEZZATI" NEL 2020

Le cifre sono impressionanti per quanto del tutto attese: l'indagine dell'Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Swg, sui consumi culturali degli italiani nel 2020 mette nero su bianco il disastro di un settore vittima dell'emergenza sanitaria. Con il Covid-19 i consumi di beni e servizi culturali si sono dimezzati (-47%) passando da 113 euro di spesa media mensile per famiglia di Dicembre 2019 a circa 60 euro a Dicembre 2020. Il dato più significativo della ricerca Confcommercio-Swg è quello del crollo della spesa mensile che dà la misura delle enormi difficoltà del settore


Questo è il quadro di dettaglio per singola voce e attività


Tiene la lettura sia dei libri, con una preferenza per il cartaceo sebbene oltre un italiano su tre utilizzi anche il formato digitale, che dei quotidiani, consultati principalmente in versione gratuita online e con un rapporto di circa 1 a 2 tra lettori in digitale a pagamento e lettori in cartaceo: + 9% per i libri, +12% per i giornali, crollano al meno 20% riviste e fumetti. Unici dati in segno positivo riguardano la tv a pagamento, piattaforme streaming incluse: la differenza tra dicembre 2019 e dicembre 2020 è considerevole +37% e con un terzo di italiani che pensa di utilizzare prevalentemente anche nei prossimi sei mesi piattaforme streaming a pagamento a testimonianza di un crescente interesse per questo tipo di offerta televisiva rispetto a quella generalista: la forma di fruizione tradizionale della cultura ha lasciato spazio al digitale con la visione di spettacoli dal vivo, opere, balletti e musica classica soprattutto sul web o in TV. Una tendenza che, alla luce delle attuali restrizioni, sembra confermarsi anche per la prima parte del 2021. Le restrizioni imposte dalla pandemia e la conseguente spinta sul digitale sembrano aver mutato anche la declinazione del concetto di cultura da parte degli italiani con il rischio di renderne più effimeri significati e sfumature.



Situazione drammatica, in particolare, per gli spettacoli dal vivo bloccati dal lockdown e dalle successive misure di contenimento della pandemia: crollo degli spettatori di circa il 90% per cinema, concerti, teatro e forti riduzioni di spesa, con punte di oltre il 70%, da parte dei consumatori tra Dicembre 2019 e Settembre 2020



giovedì 14 gennaio 2021

Biopolitica: inganno o chiave di volta?

 

“Biopolitica”, nostra “Parola del mese” di Novembre 2018, è uno dei tanti concetti che godono di abituale attenzione e considerazione da parte degli addetti ai lavori, in questo caso quelli che si muovono in ambito filosofico e politico, ma che non sono più di tanto entrati nell’uso corrente. Magari non suonano nuovi ed ostici a chi, come immodestamente tutti noi di CircolarMente, cerca di essere aggiornato su cosa si muove in ambito culturale, ma sono indubbiamente termini che, per il grande pubblico, entrano in gioco solo quando chiamati in causa da determinate contingenze. E’ esattamente quanto è successo per “biopolitica” in occasione della pandemia Covid stante l’inevitabile ingerenza di molti provvedimenti “politici” su tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano. Al punto che una prestigiosa rivista filosofica, MicroMega, ha ritenuto di dedicare il suo ultimo numero proprio ad una riflessione sull’attualità e sulla validità del concetto di “biopolitica”

Alla domanda “Biopolitica: inganno o chiave di volta” MicroMega ha chiamato a rispondere molti importanti filosofi, e dai loro interessanti interventi emerge una riflessione che va oltre la mera considerazione, positiva o negativa, della validità di questo concetto. Abbiamo quindi ritenuto interessante proporre una sintesi di questo dibattito, la quale, è bene chiarirlo, non mira più di tanto a dar conto del contendere specialistico, e talvolta personalistico, fra i tanti “addetti ai lavori” chiamati in causa, ma, più modestamente, si limita a recuperare nei loro interventi spunti generali di riflessione sul concetto di biopolitica, meglio ancora se da subito utilizzabili per un esame critico della vicenda pandemica. In questo senso non riportiamo tutti gli interventi presenti in questo numero di MicroMega, ma solo quelli che di più ci è sembrato che rispondessero a tale criterio. Per poter meglio comprendere quanto è stato così sintetizzato è però opportuno richiamare la definizione di definizione di “biopolitica” a suo tempo inserita nel nostro post di Novembre 2018……

……… Biopolitica sostantivo femminile formato da  bio [dal greco βίοs «come si vive»] e da  politica [dal greco politikè “amministrazione della cosa pubblica, della polis”] = L'insieme delle norme e delle pratiche adottate da uno Stato per regolare la vita biologica degli individui nelle sue diverse fasi e nei suoi molteplici ambiti (sessualità, salute, riproduzione, morte, ecc.)…….

Le danze sono aperte da Paolo Flores d’Arcais (filosofo e pubblicista) nel suo ruolo di Direttore di MicroMega,


con un articolo che, dichiarando  fin dal titolo dichiara la sua presa di posizione: “Gli inganni di Foucault” , con la sua consueta verve polemica muove forti critiche al concetto di biopolitica e, più in generale, al suo “inventore” il filosofo francese Michel Foucault (1926-1984, filosofo e sociologo francese)

Flores d’Arcais sostiene infatti che proprio la vicenda pandemica abbia sancito l’inutilità fuorviante del concetto a suo tempo introdotto da Foucault come chiave di volta di una trasformazione radicale del ruolo dello Stato, a suo avviso avvenuta nel Sei-Settecento, quando passa dalla ….. relazione sovrano-suddito alla presa in carico della vita da parte del potere …. Vale a dire che negli stessi secoli in cui secondo molti il moderno Stato assumeva pienamente il ruolo della “Sovranità” definita da Thomas Hobbes (1588-1679) con il suo Leviatano secondo Foucalt iniziava invece a prendere forma una forma di potere  …… che ha procedure, strumenti, apparati assolutamente incompatibili con i rapporti di sovranità ….. un meccanismo di potere che permette di estrarre dai corpi tempo e lavoro più che beni e ricchezza …… Flores d’Arcais motiva il suo totale disconoscimento della biopolitica come chiave di lettura della modernità, sostenendo di fatto la persistente validità della lettura “classica” della sfera del potere, con un nutrito elenco di critiche. Il primo rilievo che muove a Foucault mira proprio a colpire l’esistenza di questa presunta novità, a suo avviso infatti il potere da sempre, per finalità e convenienze varie, si è occupato di ……. organizzare la vita, un potere che gestisce la vita c’è sempre stato ……. e, conseguentemente, giudica insussistenti  le evidenze indicate da Foucault a sostegno del comparire sulla scena di questa presunta nuova concezione del potere. La vis polemica, da sempre ben nota, di Flores d’Arcais giunge ad attaccare apertamente la stessa correttezza metodologica dell’analisi di Foucault che,  mentre afferma di essere pervenuto alla individuazione e formulazione del concetto di biopolitica sulla base della ricostruzione empirica di processi storici, compie, mascherandola, l’operazione esattamente opposta, ossia legge i passaggi storici, convenientemente selezionati a conferma del concetto di biopolitica, con la lente di ingrandimento della stessa  aprioristicamente adottata. Gli elementi specifici che inducono poi Flores d’Arcais a rigettare la validità del concetto consistono essenzialmente nei seguenti:

*   non è vero che questa presunta nuova forma di potere si sia concretizzata al di fuori del “diritto”, qualunque forma di intervento sulla vita, costrittiva o liberatrice, ha sempre necessitato di una …… trascrizione nelle forme di diritto …… per essere effettiva. Tutti gli elementi, già del loro discutibili, citati a sostegno sono storicamente rintracciabili in provvedimenti legislativi

*   non è quindi vero, passaggio che sancirebbe la novità paradigmatica, che solo dal 600/700 il potere si sia occupato dell’intero spazio dell’umana esistenza. Seguendo gli esempi citati a sostegno di questa tesi, a partire dal cibo, è vero l’esatto contrario: da sempre …….. non c’è società senza norme alimentari …… rinvenibili in editti, proclami, piuttosto che in provvedimenti fiscali per incentivare o disincentivare l’utilizzo di alcuni cibi

*   lamentarsi, altro esempio, che la medicina, con l’avvento della biopolitica, sia diventata una sorta di coercizione alla “salute” rischia semplicemente di far divenire colpevole il progresso scientifico e non l’eventuale arroganza e ottusità del potere che anzi su di esso, e spesso contro di esso, si è (auto)costituito

*   altra “fola” è la negazione della repressione sessuale, assunta da Foucault, sempre a causa della sua idiosincrasia verso ogni azione che miri al “potere”, come una casamatta strategica della biopolitica. Lo fa, negando l’evidenza storica, al solo fine di screditare tutti i movimenti che con la modernità si sono opposti in forma crescente al ruolo del potere come “sovrano” della moralità sessuale

*   non ha pertanto alcun sostegno verificabile sostenere che ad agire non sono i poteri bensì le “tecniche”. Di qualsiasi tecnica si parli la storia da sempre attesta una sua riduzione funzionale al potere del momento, oltretutto resa esplicita dalla Legge

*   ancor meno ne ha sostenere che il potere, quello esercitato dalla sovranità moderna, si sia manifestato a livello della “vita” ma essendo ispirato dall’idea di “morte”: è sempre stato così, purtroppo, l’unica cosa che con la modernità è cambiata è la potenza delle armi

*   accecato dal miraggio biopolitico Foucault non coglie la vera novità che a cavallo dei due secoli in esame prende forma sollecitata dall’affermarsi delle logiche economico politiche che porteranno al capitalismo: la necessità di procurare “corpi” ai meccanismi produttivi che iniziano a concretizzarsi su larga scala

*   l’inserimento controllato dei corpi nell’apparato di produzione non è nato con il capitalismo c’è anche nello schiavismo, nella corvée feudale ……. ma la crescente diversità di scala produttiva rende indispensabile una loro ampia disponibilità, ed il massimo utilizzo possibile, della loro  “forza lavoro” ed impone quindi  l’adozione di misure ad ampio raggio che la possano garantire

*   la vera svolta quindi non è l’affermarsi di una non meglio definita “biopolitica” ma il concretizzarsi, anche in termini di potere e di leggi, di meccanismi che ……. permettano di estrarre dai corpi tempo e lavori e non più beni e ricchezza …….

*   affermare, conseguentemente, che in questi due secoli ritenuti cruciali la sovranità del potere sia stata sostituita da una ……“disciplina dei corpi, delle vite” …… e che quindi da lì in poi non abbia più senso lottare per la sola conquista del potere politico, ha la sola finalità di attaccare i due concetti “politici” di “rivoluzione” piuttosto che di “riforme” aprioristicamente invisi da Foucault

*   non ha nessuna base storica, non coglie i veri processi in corso, confonde i piani sui quali la storia procede concretamente, non ha adeguati elementi a sostegno, impossibile quindi …… far coincidere le meraviglie del nuovo mondo biopolitico, dove il potere cura per ognuno l’indispensabile, l’utile ed il superfluo con Oliver Twist ….. ossia con la dura realtà della vera vita quotidiana

Consiste, secondo Flores d’Arcais, proprio in questa sua aprioristica avversità l’inconsistenza della biopolitica foucaltiana, secondo la quale …… porre il problema in termini di Stato è ancora porlo in termini di Sovranità e Legge mentre siamo in un mondo nuovo, orizzontale, reticolare ….. lo Stato è sovrastruttura rispetto alla rete di poteri che passano attraverso i corpi, la sessualità, la famiglia, gli atteggiamenti, i saperi, le tecniche …… rendendo però così ingestibile, fluida, imprecisabile ogni vera e seria idea di cambiamento della società per la semplicissima ragione che la categoria “biopolitica” di fatto …… non ci dice nulla di più e di meglio di quanto già non sapessimo ….. Foucault, a suo avviso, è in effetti il filosofo del dopo-Sessantotto, quello che scottato dal fallimento di una rivoluzione impossibile, si inventa una categoria politica “vuota” per dimostrare, a propria consolazione, che nessun cambiamento, che miri direttamente al potere, è mai possibile.

Come immediato controcanto a questa dura e radicale critica, non casualmente interviene a ruota Roberto Esposito (filosofo, docente di filosofia teoretica, saggista ed editorialista) che con buona parte della sua produzione saggistica si muove, ampliandolo, proprio nell’alveo del concetto di biopolitica


Alla irruente vis polemica di Flores d’Arcais Esposito replica con una garbata pacatezza che nulla però toglie alla precisa sostanza delle sue contro-osservazioni. Prima di entrare nel merito delle questioni fa ad esempio notare a Flores d’Arcais che il nome di Foucault, per qualche buona ragione, è ormai entrato, da tempo e universalmente, nel novero dei grandi pensatori del Novecento. Ma soprattutto, in un passaggio che va oltre la semplice loro querelle sul valore dell’opera di Foucault, pur non negando l’esistenza di alcune sue contraddizioni, evidenzia che la parte più valida di un pensiero si manifesta proprio in quei passaggi che di più rappresentano punti di tensione, di possibile sfondamento dei propri contorni ……. le idee più geniali nascono proprio dal confronto con le proprie, e altrui, contraddizioni, non dalla loro cancellazione preventiva ….. Non ha poi senso, a suo avviso, pretendere che il rapporto tra “sovranità” e “biopolitica” si giochi esclusivamente su una rigorosa successione storica. E’ sempre stato possibile che due diversi, se non antagonisti, pensieri di ordine generale per una certa fase convivano provocando proprio quel tipo di contraddizioni. Ed infine è opportuno considerare che per Foucault un cambiamento d’epoca non è quasi mai una operazione univoca e consapevole, quasi sempre invece si manifesta con tendenze inconsce, incomplete, per l’appunto contraddittorie ………. la storia reale è fatta dell’intreccio, instabile e precario, tra continuità e discontinuità …… Venendo quindi nel merito delle critiche di Flores d’Arcais al concetto di biopolitica riconosce che nel corpo della riflessione foucaultiana esistono passaggi tra di loro non coerenti se non persino divergenti, ma il cuore del suo ragionamento resta intatto e valido: tra 1600 e 1700 si manifesta in Europa una …… nuova meccanica di potere ….. con propri strumenti,  apparati e procedure, che nella loro sostanza ……. non sono più riconducibili alla concezione del potere basato sulla “sovranità” …… Flores d’Arcais bene intuisce ed ancor meglio evidenzia che il discrimine fra questi due modelli di potere si gioca nel loro rapporto con la vita e la morte. Ma è una forzatura di comodo dire che Foucault collochi tutta la sovranità nel campo della morte e tutta la biopolitica in quello della vita, in entrambi convivono l’una e l’altra, semmai con una diversa proporzione. Se la sovranità è il potere che il popolo conferisce al sovrano per essere difeso dalla morte, causata da violenze, guerre, epidemie e carestie, in cambio della rinuncia all’uso della violenza, che resta così prerogativa del potere, ne consegue che la sovranità si rapporta unicamente con sé stessa e con il mandato ricevuto. Se conserva ed ampia il territorio che le è stato conferito in rapporto alla morte, non è però dimentica della vita dei sudditi, ma non è comunque quello il suo campo. Verso la fine del Settecento in Europa interviene un mutamento, una modifica dell’equilibrio fin lì sbilanciato sul lato della morte: la nuova centralità, nei calcoli del potere, diventa la vita del popolo. Ed è in questa fase che, guardando alla vita, sorgono istituzioni come ospedali, scuole, caserme e, non ultime, fabbriche. Cambia la nozione stessa di sudditi, che si avviano, all’interno di quelle istituzioni, a divenire cittadini. Consiste in questo l’avvento della biopolitica, in questo mutamento di equilibrio fra vita e morte, che, va detto, non meno della sovranità è un dispositivo di potere. E come tale controlla e governa, promuovendola, l’intera vita dei cittadini. A partire dalla sessualità, e dal suo aspetto riproduttivo. Aspetto sul quale Flores d’Arcais sbaglia: Foucault non nega la repressione sessuale, afferma però che non è su questo piano che si gioca il controllo, e la finalità biopolitica, della sessualità. Per la quale, così come per tutti gli altri aspetti costitutivi della vita, la partita del controllo non avviene più, come per la Sovranità, sul piano della “Legge”, dell’ordine costituito, ma sulla costruzione di un impianto di “regole di vita”, elevate a “norma”, ossia …….. la forma, mobile e duttile, che la legge assume quando si tratta di modellare la vita, anziché minacciarla di continue sanzioni ….. In questa evoluzione del rapporto fra potere e popolo, fra vita e morte, consiste il paradigma biopolitico. Che resta valido nella sua visione di base. Anche se, e qui Esposito fa entrare in scena la propria concezione evolutiva di biopolitica, ha progressivamente assunto la veste “dell’immunizzazione”. Non è questa la sede per affrontare questo concetto in modo anche solo minimamente compiuto, è opportuno sapere che l’idea di “immunità” di Esposito nasce dalla constatazione che qualsiasi “comunità” si forma su due snodi: da una parte il senso positivo del “munus”, del “dono” reciproco di attenzione, di “cura”, alla base del legame comunitario di solidarietà, dall’altra il senso negativo di escludere da questo dono, ovvero dalla inclusione nella comunità, chi ne è esente perché percepito estraneo, portatore di pericoli, quasi sempre quindi chi “viene da fuori”. Nessun corpo sociale può sopravvivere senza un suo sistema immunitario di protezione, ma se …….. i sistemi immunitari sono necessari, devono essere tenuti sotto una certa soglia, oltre la quale minacciano di dissolvere la stessa comunità …….. Ed è esattamente quanto, a suo avviso, si sta rischiano di vivere nella attuale contemporaneità, alla quale si è giunti dopo aver attraversato quattro fasi di evoluzione della biopolitica. La prima, quella che, come si è detto, si delinea all’interno della sovranità ed è quindi ancora mediata dai grandi apparati dello Stato, alla quale segue la seconda in cui la biopolitica completa il percorso di permeare ogni aspetto sociale ed esistenziale, sostenuta dal pieno avvento, come sapere specialistico, della scienza biologica, nella quale rientra con un ruolo fondamentale il darwinismo. La terza fase è poi quella che vede la tragica evoluzione di quest’ultimo nel socio-darwinismo, nel razzismo mascherato da scienza, nella follia nazista, nel ritorno della morte come strumento principe nella lotta per la vita. La quarta ed ultima fase, quella in cui stiamo vivendo, si manifesta a partire dagli anni Sessanta, con la vita che, in reazione al dramma della fase precedente, torna al centro della scena grazie all’avvento del Welfare, e poi del crescente predominio scientifico della genetica. E’ questa la fase in cui si realizza la piena sovrapposizione tra il “biologico” ed il “politico”, quella però in cui questo connubio è sempre più caratterizzato dalla richiesta di “immunizzazione”, di adozione di politiche e pratiche sociali che puntino a renderci “immuni” da tutto ciò che sembra poter minacciare la biologia fattasi politica. E non si chiama “immuni” la stessa app., peraltro mal riuscita, di tracciamento anticovid? C’è materia quindi per ritenere, contrariamente a quanto sostiene Flore d’Arcais, che “biopolitica” sia ancora la chiave di lettura del mondo contemporaneo, anche se minacciata da questo errato e pericoloso eccesso immunitario.

E’ molto più tranchant la presa di posizione di Jean-Luc Nancy (1940, filosofo francese, saggista, sostenitore di un idea dell’esistenza come “esibizione corporea”).


….. conosco poco l’italiano, mi pare che il dialogo fra Flores d’Arcais ed Esposito sia molto lungo ed intenso attorno ad un termine che mi è sempre parso confuso e poco operativo ….. Ma la confusione attorno al concetto di biopolitica non è solo personale, in buona misura indotta da una certa dose di indeterminazione presente nella stessa elaborazione di Foucault, questo termine non è mai riuscito ad avere una sua definita interpretazione. …… i termini filosofici smarriscono facilmente il loro esatto significato quando sono estrapolati dal loro contesto …… Ed è esattamente ciò che è successo a “biopolitica” che ha assunto declinazioni diverse a seconda del contesto in cui è utilizzata. Oggi sembra prevalere quella più politica che la utilizza, in senso negativo, per definire l’ingerenza del potere politico su ogni aspetto della vita umana. Ma è in ogni caso complesso capirne meglio il significato per la semplice ragione che “biopolitica” è un termine composto da due parole che sono già del loro un miscuglio di significati. Bio, che non significa “vita” ma “forme della vita”, è in molti termini che indicano tutto ed il contrario di tutto, fino ad essere divenuto un suffisso che da solo nulla ci dice su quale vita, o forma di vita, si intende intervenire. Peggio ancora per “politica”, un termine che con lo svuotamento dei centri di potere tradizionali, ormai trasferitisi in quelli di gestione economico-tecnologici, ha perso quasi del tutto la sua consistenza. E quindi, a giustificazione della personale confusione, ma soprattutto di quella diffusa, ormai non si sa più che cosa si debba intendere per biopolitica per la semplice ragione che …… due concetti monchi non possono produrre un ibrido vitale ….. La vicenda pandemica ha poi messo a nudo che, qualunque possa essere la giusta declinazione di biopolitica, viviamo in un epoca in cui le politiche, la Politica, altro non esprimono che calcoli: sulle possibilità di sviluppo, di benefici, di risparmi, di sicurezza, di salute, di sopravvivenza. In un epoca in cui invece ……. ciò di cui abbiamo bisogno si trova ormai al di fuori della politica e anche della vita …..

Non esattamente una conclusione confortante, ma nella sua stringatezza Nancy ha bene messo a nudo l’indeterminatezza che sembra aver assunto il termine “biopolitica”. E per capire la sua validità come chiave di lettura del presente è quantomeno indispensabile condividerne l’interpretazione. Un altro intervento che evidenzia questa difficoltà di interpretazione è quello di Carlo Sini (filosofo dell’Accademia dei Lincei, saggista e attuale condirettore di Nòema rivista online di filosofia)


E’ anche possibile che biopolitica sia stata per un certo periodo un concetto, un termine “alla moda”, ma i contributi che su di essa sono venuti dallo stesso Esposito piuttosto che da Giorgio Agamben testimoniano alti livelli di approfondimento. Che in qualche modo hanno riscattato l’originario difetto di eccesso ideologico da parte di Foucault. Un velo ideologico che ha in parte impedito di entrare di più e meglio nel merito di cosa si debba intendere con questo termine. Così come con altri ad esso collegati quali: “corpo”, “vita”, “nuda vita”. In effetti, nonostante gli innegabili progressi nel campo delle scienze che si occupano di corpo e vita, ancora si afferma nel loro trattarne filosofico una concezione decisamente “classica”. Nella stessa biopolitica, sebbene lo tesso Foucault abbia prestato buona attenzione al sapere “biologico”, che cosa si deve intendere per “corpi viventi”? Per di più “assoggettati al potere”! E’ sicuramente il caso di capirlo meglio guardando alle attuali tesi dell’epigenetica (una branca della genetica che studia i cambiamenti, genotipici, che avvengono all’interno di una cellula o di un organismo, prima del realizzarsi di variazioni del fenotipo. Sini è autore con Carlo Alberto Rodi, epigenista di fama, del saggio “Lo specchio di Dioniso. Quando un corpo può dirsi umano?”) che confortate da evidenze sperimentali hanno attestato la profonda ed incessante influenza sul genoma delle relazioni con l’intera gamma dei fattori ambientali; fisici, chimici, sociali, culturali, psicologici, etc., dalla quale ……. discende la necessità di ridefinire chi e cosa è quel fenotipo che fino a ieri chiamavano “individuo” e oggi dobbiamo chiamare con-dividuo, la quale impegna la stessa filosofia a rielaborare i concetti sociali, relazionali, psicologici, giuridici, eccetera ….. Una evidenza che, inserita in una inaggirabile visione evoluzionista, comporta la constatazione che …… nessuno nasce nudo, ogni corpo porta con se quell’intreccio e quell’insieme di saperi comportamentali …. Vale a dire che ben al di là di ogni possibile consapevole concretizzazione di biopolitiche  ….. l’umano, ed il suo genoma, è in tutti i sensi il prodotto in costante divenire del suo essere sociale …….

Sembra quindi sempre più necessario secondo Nancy e, con più cognizione scientifica, secondo Sini che il suffisso “bio” nel termine biopolitica debba essere inteso in ben altra accezione rispetto a quella “classica” che accomuna, al di là delle loro divergenze, Foucault, Flores d’Arcais, ed Esposito. Ma ha ancora senso immaginare, nella attuale contemporaneità, che la biopolitica guardi ancora ai “corpi dei viventi? O al contrario è tempo di pensare che il vero obiettivo sia quell’oggetto, altrettanto biologico, costituito da “mente/cervello”? E’ quello che pensa Gloria Origgi (Filosofa e scrittrice, lavora all’Ecole Supériore di Parigi dove si occupa di scienze sociali)

E’ indiscutibile l’esistenza di dispositivi di governo dei cittadini che hanno lo scopo di sorvegliare la nostra vita biologica per aumentarne efficienza e durata, ossia in ultima istanza la loro produttività. Se è questa la sostanza della biopolitica la sua esistenza è fuori di discussione. E’ semmai importante comprendere, entrando nel merito della querelle sulla biopolitica così come è stata intesa da Foucault, che questo stato di cose non è un sistema “imposto” da un regime, ma è un complesso di saperi/poteri che ha formato lo stretto intreccio dell’economia politica con la scienza della popolazione avendo come base comune la moderna biologia. …….. se il dispositivo è vero è impossibile liberarsene perché esso non è un apparato di governo su una popolazione reticente ma perché è nella natura di questa l’adeguamento spontaneo a quelle regole. Il dispositivo totale, per così dire …… Ma queste intuizioni feconde di Foucault, scomparso nel 1984, non sono state purtroppo adeguate alla successiva evoluzione del quadro sociale, economico, ma soprattutto tecnologico. ….. oggi sono le emozioni e le cognizioni l’oggetto dei dispositivi di sapere/potere che controllano le nostre vite …… E tutto questo succede nell’atto di sottomissione volontaria più diffuso di sempre. La cessione gratuita che, più o meno consapevolmente, miliardi di individui quotidianamente fanno di informazioni sulle loro preferenze, abitudini, gusti, opinioni politiche, e tutto quello che transita nei mille canali di utilizzo di tecnologie di comunicazione e navigazione in Rete, alimentano una impressionante capacità di raccolta dati, personali prima e collettivi poi, alla base di tecniche sempre più sofisticate di “micro-targeting”, definite dal nuovo strumento della “psicografia”, una sorta di fotografia che di tutti viene fatta evidenziando non solo i banali dati anagrafici ma ogni specifica inclinazione ed orientamento.  ….. nuove tecnologie di sorveglianza globale che scompongono le menti in subcategorie emotive e bersagliano ogni modulo mentale con un messaggio diverso ….. Per dirla in termini filosofici siamo entrati, volontariamente, in un panopticon, il carcere ideale in cui un solo sorvegliante controlla simultaneamente tutti i detenuti, in cui miliardi di individui sono sorvegliati, e indirizzati, da un piccolo insieme di algoritmi. L’importante è riuscire a catturare …. l’attenzione ……. dell’individuo, lo stato mentale che è diventato, in luogo del corpo, la risorsa biopolitica per eccellenza. Ci sono ormai le condizioni per sostituire bio con neuro e confluire quindi nella “neuropolitica”.

Procedendo nelle varie interpretazioni, e conseguenti aggiunte e modifiche, del concetto di biopolitica forse si corre il rischio di un eccesso di specializzazione, perdendo così di vista il quadro generale entro il quale collocare le singole opinioni. L’intervento di Carlo Galli (filosofo, docente di Storia delle Dottrine Politiche, deputato nelle fila della sinistra e saggista) è utile a recuperare una visione d’insieme, storica ed epistemologica


 Senza entrare nel merito delle opinioni espresse da Flores d’Arcais e da Esposito è necessario  inserire ogni giudizio sulla biopolitica, così come è stata formulata da Foucault, nel percorso del moderno pensiero filosofico/politico. Il quale, per definirlo in una visione d’insieme che il più possibile comprenda tutte le sue articolazioni, è in sostanza l’esercizio di una critica razionale dell’esistente strutturata, in estrema sintesi, in tre distinte dimensioni: quella dell’economia politica, ovvero la creazione e la distribuzione delle ricchezza; quella dell’ordine politico, la forma e l’esercizio del potere; ed infine quella della vita, individuale e collettiva, ossia i modi concreti con i quali si articola l’esistenza umana.  ……… la modernità politica è costituita dall’intreccio costitutivo di queste tre dimensioni alle quali la ragione tecnico-scientifica, acquisizione trionfale della Modernità, conferisce forza ed efficacia …. Ogni singola dimensione si è sviluppata confrontandosi progressivamente con i problemi e le contraddizioni del proprio specifico ambito, ma anche dal confronto, dalla interconnessione, con le altre due dimensioni assumendo, nella concretezza dei processi della Modernità occidentale, le rispettive vesti del capitalismo, dello Stato e della democrazia rappresentativa, e del governo dei corpi. Una ricostruzione, estremamente sintetica e finalizzata al solo scopo di individuare le traiettorie di massima entro le quali far confluire una straordinaria gamma di teorie filosofiche e politiche e processi storici, non può non avere partenza che da Hobbes ……. padre venerando e terribile del Moderno …….. e dalla sua concezione di una politica come …… costrutto razionale che ha l’obiettivo di salvare la vita fisica dei singoli e di consentire loro di godere dei frutti della loro operosità ……. Su questa base, che ambiva a tenere insieme le tre dimensioni di cui si è detto, si sono poi sviluppate, in un crescendo intensissimo, tutte le scuole di pensiero della modernità e della contemporaneità occidentale. In un quadro che, all’insegna di una ancor più consistente sintesi, sono suddivisibili in due filoni: quello, più lineare e progressivo, dell’esercizio massimo del “razionalismo”, della fiduciosa cartesiana capacità della ragione di sciogliere i nodi dell’incessante progresso sociale ed economico, e quello, più intricato e tormentato, sintetizzabile come “irrazionalismo” che, mosso dalla sfiducia verso l’empirismo razionalistico e accentuato dal crescere di contraddizioni nell’idea stessa di progresso, sfocia in una costante dialettica degli opposti piuttosto che in un vero e proprio pensiero “negativo”. All’interno di questi due filoni si sono articolate e definite tutte le singole posizioni del pensiero filosofico/politico, comunque accomunate dall’ambizione di dare soluzione all’intreccio delle tre dimensioni del Moderno. Così, a puro titolo esemplificativo, Marx ha pensato la critica dell’economia politica come quella risolutiva per l’insieme delle tre dimensioni, mentre all’opposto Karl Schmidt ha ritenuto che quella dell’ordine politico, ispirata da un forte decisionismo teleologico, dovesse prevalere ed ispirare le altre due. La posizione di Foucault in questo quadro storico può essere definita come quella che mette al centro della modernità la dimensione della vita nella forma assunta di biopolitica e di sapere/potere. Lo scopo di questa ricostruzione storica e logica è quello di uscire dalla trappola di giudicare la biopolitica attraverso un percorso autoreferenziale ….. questa rapida genealogia del pensiero di Foucault ha lo scopo di renderlo, a sua volta, oggetto e non solo soggetto di critica, tenta di inserirlo in un contesto che lo spiega, anziché essere spiegato dalle sue categorie ……. Diventa così meglio comprensibile la sua ambizione di spiegare il mondo senza ricorrere alla struttura (economia politica) ed al soggetto (il Politico) ma muovendo dalle pratiche di vita ispirate dalla scienza e dalle nuove regole che coinvolgono e normalizzano vita, lavoro, linguaggio. Operazione così complessa da non poter essere esente da limiti, contraddizioni, complessità irrisolte. La biopolitica, così come intesa da Foucault, crea di fatto l’ordine civile e sociale un perenne campo di battaglia quotidiana, in cui sono spesso indistinguibili soggetto ed oggetto, pubblico e privato, sovranità (potere che nega) e logiche governamentali (potere che afferma), che coinvolge, con divieti o con spinte positive, sempre più ispirati dalla scienza, nascite, morti, salute, benessere, sessualità, ogni modo di vita. Al di là delle singole contraddizioni, alcune delle quali ben evidenziate da Flores d’Arcais, porre la dimensione della vita, nella sua versione biopolitica, al centro del delicato equilibrio filosofico/politico moderno comporta inevitabilmente il rischio di …… rendere il potere biopolitico, e le resistenze ad esso, protagonista assoluto e solitario dell’età tardo moderna e contemporanea …… lasciando quindi in modo eccessivo sullo sfondo gli altri poteri: quello economico, che non sempre in sintonia con il biopolitico, ha con la globalizzazione imposto una unificazione globale del concetto di “vita”, e quello politico, con le tante lotte di diversa natura contro i poteri costituiti che non sono determinate dal solo biopolitico. Con il rischio di una fissità dello sguardo che sembra far pensare che  ……. il controllo della vita sia l’unica preoccupazione del potere ……. Volendo, con una certa dose di schematismo, collocare il pensiero di Foucault in uno dei due filoni in precedenza individuati il suo posto non potrebbe non essere che in quello dell’irrazionalismo, del ……. pensiero negativo che tende a trasformare il reale in un campo di forze, a dissolverlo in effetti di potere o di conflitto ….. Insomma il paradigma biopolitico deve essere trattato con prudenza e, seppur tenendo in debito conto il fatto che buona parte del suo successo è legata alla giusta critica del potere disciplinare che, soprattutto con l’avvento della Rete, si è fatto sempre più invasivo, non può essere assunto a paradigma assoluto se non unico ……. più che leggere la politica solo come biopolitica sarà il caso di interpretare il biopotere come uno degli aspetti del potere visto come incrocio imperfetto e sconnesso di molte dimensioni ….

Chiudiamo questa sintesi con il contributo presentato da Miguel Benasayag (filosofo e psicoanalista argentino trapiantato in Francia, saggista autore di molte opere fra le quali segnaliamo la sua ultima “Cinque lezioni di complessità” - Feltrinelli 2020) che filtra il complesso delle idee che compongono l’idea di biopolitica di Foucault con un approccio diverso da tutti quelli precedenti. Non a caso il titolo del suo articolo cita “Del buon uso di Foucault” intendendo proprio l’uso personale che Benasayag ne ha fatto e fa. Ci sia concesso di esprimere un giudizio altrettanto personale: è in effetti l’intervento che è sembrato più apprezzabile, per tre ragioni: il suo disincantato approccio alla “filosofia”, e soprattutto a quella filosofia troppo mossa dall’ambizione di definire una sorta di “teoria del tutto” alla quale aderire in modo quasi fideistico ed al collegato dibattere accademico fine a sé stesso - la sua costante attenzione a tenere fermo al centro il rapporto con la concreta realtà – il giudizio di merito sull’idea di biopotere fatto confluire in una visione del vivente non solo umano. Benasayag ha sviluppato questo articolo scrivendolo in prima persona, ci è sembrato corretto e intrigante mantenerla pur operando la solita riduzione sintetica



 Devo premettere che ben prima di leggere Foucault mi sono sempre accostato alla filosofia come ad una ……. cassetta degli attrezzi …… ricca di concetti che acquistavano senso e valore solo se messi in relazione al concreto dell’esistenza. In questo senso sono relativamente distante dalla filosofia puramente accademica e diffido delle elaborazioni sistemiche e totalizzanti, vale a dire che …… la filosofia mi interessa solo nella misura in cui mi serve e me ne servo per pensare concretamente a quello che succede …… Con questo spirito mi sono rapportato con l’idea di biopolitica di Foucault perché al tempo, primi anni Ottanta, mi è sembrata un pensiero capace di leggere bene la complessità di quel periodo di grandi trasformazioni. …… il mio rapporto con Foucault, lungi dal voler giudicare se ha ragione o meno, consiste nell’uso, forse persino spregiudicato, dei suoi concetti ……… L’ho giudicato un pensiero che accompagna la fine di un’era, quella dell’antropocentrismo, del cartesianesimo, del soggetto moderno, che ci chiama all’attenzione sull’attacco brutale in atto contro il vivente, sul tentativo di frammentare l’intero organico, cervello umano compreso, in un universo macchinico e algoritmico. Il biologico, è nella sua natura farlo, reagisce a questi attacchi ma si esprime solo negativamente, per dire di no, e lo fa con l’aumento delle patologie cancerogene piuttosto che virali, con il cambiamento climatico e le catastrofi naturali. ……. il concetto di biopotere mi serve per designare questa imponente offensiva lanciata contro il vivente …… indicando la direzione d’indagine da perseguire, quella sul vivente in tutte le sue forme e sull’onnipotenza di un potere che ambisce a disporre della vita in tutte le sue manifestazioni. Non penso poi, per venire ad una delle critiche di Flores d’Arcais, che il concetto di biopotere sia alternativo ad una visione più ampia di poteri al plurale: lo Stato, la finanza, la grande industria, le centrali tecnologiche. La complessità della realtà contemporanea è tale da farli costantemente entrare tutti in gioco, compreso va da sé il biopotere. Non è facile avere questa consapevolezza, da questa complessità così impegnativa tentiamo di fuggire molto spesso dimenticandola, trascurandola. Con il rischio che ne consegue di ……. dimenticare la dimenticanza …… di concentrarci sulle singole problematiche, e sul singolo potere che a queste si rapporta, fino a ritenere, o comunque ad agire come se così fosse, che …… la realtà sia davvero quella che ci appare alla luce di queste dimenticanze ….. Questo vale soprattutto per le forme di pensiero che evolvono in ideologie, ogni ideologia è concentrata solo sul pezzo di realtà che ritiene centrale. E’ possibile che, al di là delle convinzioni di Foucault, anche la biopolitica abbia via via assunto caratteri ideologici così marcati da cadere in questa limitazione. Con tutte le ricadute che ne conseguono, la più importante delle quali è l’insufficiente e limitata lettura della realtà. Althusser giustamente diceva che ……. nell’ideologia le risposte precedono le domande ….. Al di là del mio personale uso di Foucault questo è il rischio che vedo nell’odierna biopolitica, essendo al contrario convinto della sempre più stretta interconnessione di tutte le problematiche della contemporaneità, e conseguentemente di tutte le lotte che si propongono di fronteggiarle. Ed il collante che tiene insieme questa interconnessione è in ultima istanza proprio il problema della vita, del vivente, della sua sopravvivenza e della sua evoluzione guidata da evidenti interessi. In una esperienza di lotta in Francia contro la costruzione dell’ennesimo aeroporto è stato coniato uno slogan che sintetizza perfettamente questa evidenza ….. noi non difendiamo la natura, noi siamo la natura che si difende ….. Queste lotte contro l’invadenza del biopotere sul vivente rimandano ad un altro aspetto del pensiero di Foucault che ha mantenuto la sua validità. La necessità di ripensare il soggetto che agisce, che lotta, che non può più essere un soggetto dotato di coscienza e volontà ma distinto, separato, dal resto del vivente. Sarebbe l’ennesima riproposizione di un antropocentrismo, in questo caso salvifico, che si ritiene comunque un soggetto separato dal mondo. In questo senso una corretta visione biopolitica, interconnessa come si è detto con le altre sensibilità, può aiutare l’essere umano al …… ritorno dall’esilio, una espressione che uso spesso per sottolineare che la condizione dell’umanità moderna fuori dalla natura è una condizione di esilio …… In sintesi nella misura in cui la biopolitica, presa dalla cassetta degli attrezzi, mi aiuta ad mettere a fuoco questi passaggi per me resta una risorsa preziosa. Che, andando oltre Foucault, perfezionerei per farla diventare uno strumento che intervenga su tutto il bios e non solo quello umano ….. quel complesso della vita, quel tessuto del vivente, che eccede l’umano di cui pure l’essere umano fa parte ….. Allo stesso modo, recupererei il concetto di biopotere, ma operando una netta distinzione tra potere e potenza. Il potere nel migliore dei casi è gestione e difesa dello status quo, nel peggiore opposizione violenta verso ogni cambiamento. Ma il cambiamento è possibile solo con una potenza che irrompa dal basso, divenendo prima contropotere e poi, se valida e condivisa, nuovo potere. Ma questa potenza non può avere una dimensione piramidale che punti esclusivamente verso l’alto, verso la sfera del potere. Di nuovo il biopotere ci aiuta a correttamente decentrarla, a individuarla ed attivarla in ogni ambito delle nostre vite. Forse Foucault si ferma qui, forse non ci aiuta, da solo, a pensare riforme, cambiamento delle istituzioni e del diritto. Forse non è nelle sue corde fare questo. ……. quel che non c’è nella cassetta degli attrezzi di Foucault può allora essere pescato altrove …… Un’ultima considerazione sul rapporto tra biopolitica, biopotere, e pandemia: è indubitabile il rischio già segnalato da Foucault che la medicina, quale dispositivo di sapere/potere e quale monopolio specialistico eserciti un approccio dogmatico sui nostri corpi. Ma non arrivo a condannare la medicina in quanto tale, la questione è sempre quella della decisione condivisa del suo uso  …… se la medicina si autoconferisce un ruolo prescrittivo e repressivo nuoce alla potenza dei corpi, se la medicina diventa un’arte della cura è un altro discorso …..